Pastorale salute: Istituto Serafico, una sessione dedicata a inquinamento e custodia del creato al convegno Cei di Caserta

Si terrà dal 13 al 16 maggio a Caserta il XXI Convegno nazionale di pastorale della salute promosso dal relativo Ufficio nazionale Cei sul tema “Feriti dal dolore, toccati dalla grazia. La pastorale della salute che genera il bene”. Tra le 22 sessioni tematiche in programma, una è dedicata alla custodia del creato e sarà curata dall’Istituto Serafico di Assisi. Sullo sfondo, l’inquinamento ambientale che uccide in Europa 556 mila persone l’anno e 7 milioni nel mondo, secondo il drammatico bilancio dell’Organizzazione mondiale della sanità, vero allarme per la salute pubblica globale, lanciato anche da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. “Siamo tutti responsabili di aver ‘toccato male’ il creato, la nostra Terra è stata maltrattata e adesso le conseguenze si ripercuotono sulla salute delle persone. Dobbiamo quindi imparare a ‘toccare bene’ tutto ciò che ci circonda per poter rispettare e preservare la nostra ‘casa comune’ e la vita da essa custodita, in modo tale da trarne beneficio anziché arrecare danno”, afferma don Massimo Angelelli, direttore del suddetto Ufficio Cei. “La dimensione dell’ecologia integrale non è nuova nell’ambito della cura. La salute, nella sua integrità, non è certo una sommatoria di funzioni e per di più estranea all’ambiente in cui la persona vive”, aggiunge Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico, secondo la quale “l’uomo è relazione, e la cura autentica della vita è inseparabile dalla cura del creato, dalla fraternità, dalla giustizia e da un costante impegno riguardo ai problemi della società”. In quest’ottica, celebrare il Convegno annuale a Caserta rappresenta una scelta simbolica molto importante, perché si tratta di un territorio che è stato duramente ferito. Il percorso di sensibilizzazione della “terra dei fuochi” intrapreso dalle diocesi campane è fondamentale per creare attenzione a livello nazionale su queste tematiche e per contrastare gli effetti dell’isolamento che hanno subito negli ultimi anni. “Bisogna guardare a quel territorio non più come alla ‘terra dei fuochi’, ma come a un territorio da rispettare e far crescere”, il monito conclusivo di Angelelli.

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