Papa in Bulgaria: saluto al Santo Sinodo, “siamo chiamati a camminare e fare insieme” per l'”ecumenismo del povero” e “l’ecumenismo della missione”

“Questo incontro, che ho tanto desiderato, succede a quello di San Giovanni Paolo II col Patriarca Maxim, durante la prima visita di un Vescovo di Roma in Bulgaria, e segue le orme di San Giovanni XXIII, che negli anni qui trascorsi tanto si affezionò a questo popolo ‘semplice e buono”, come si legge nel Giornale dell’anima, “apprezzandone l’onestà, la laboriosità e la dignità nelle prove”. Nel suo secondo intervento in terra bulgara, il Papa ha citato per la seconda volta – come aveva fatto già dall’inizio, nel primo discorso, rivolto alle autorità – San Giovanni XXIII. “Mi trovo anch’io qui, ospite accolto con affetto, e provo nel cuore la nostalgia del fratello, quella salutare nostalgia per l’unità tra i figli dello stesso Padre, che Papa Giovanni ebbe certamente modo di maturare in questa città”, ha proseguito Francesco: “Proprio durante il Concilio Vaticano II, da lui indetto, la Chiesa ortodossa bulgara inviò i propri osservatori. Da allora i contatti si sono moltiplicati. Penso alle visite di delegazioni bulgare, che da cinquant’anni si recano in Vaticano e che ogni anno ho la gioia di accogliere; nonché alla presenza a Roma di una comunità ortodossa bulgara, che prega in una chiesa della mia diocesi”. “Mi rallegrano la squisita accoglienza qui riservata ai miei inviati, la cui presenza si è intensificata negli ultimi anni, e la collaborazione con la comunità cattolica locale, soprattutto in ambito culturale”, la testimonianza del Papa, che si è detto “fiducioso che, con l’aiuto di Dio e nei tempi che la Provvidenza disporrà, tali contatti potranno incidere positivamente su tanti altri aspetti del nostro dialogo”. “Siamo chiamati a camminare e fare insieme per dare testimonianza al Signore, in particolare servendo i fratelli più poveri e dimenticati, nei quali egli è presente”, la direzione di marcia additata da Francesco: “L’ecumenismo del povero”. Poi la seconda citazione dei santi Cirillo e Metodio, “la cui memoria viva nelle nostre Chiese rimane come fonte di ispirazione, perché, nonostante le avversità, essi misero al primo posto l’annuncio del Signore, la chiamata alla missione. E mentre si presagivano i segni premonitori delle dolorose divisioni che sarebbero avvenute nei secoli successivi, scelsero la prospettiva della comunione”. “Missione e comunione: due parole sempre declinate nella vita dei due santi e che possono illuminare il nostro cammino per crescere in fraternità”, ha detto il Papa soffermandosi sull’“ecumenismo della missione”: “Cirillo e Metodio, bizantini di cultura, ebbero l’audacia di tradurre la Bibbia in una lingua accessibile ai popoli slavi, così che la Parola divina precedesse le parole umane. Il loro coraggioso apostolato rimane per tutti un modello di evangelizzazione”.

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