Papa in Bulgaria: saluto al Santo Sinodo, “ferite sono lacerazioni dolorose”, “non rimanere chiusi, ma aprirci”

“Le ferite che lungo la storia si sono aperte tra noi cristiani sono lacerazioni dolorose inferte al corpo di Cristo che è la Chiesa. Ancora oggi ne tocchiamo con mano le conseguenze”. Lo ha detto il Papa, nel saluto pronunciato durante la visita a Sua Santità Neofit, metropolita di Sofia e Patriarca di tutta la Bulgaria, e al Santo Sinodo. Al suo arrivo, il Papa è stato accolto all’ingresso principale del palazzo del Sinodo – distante pochi chilometri dalla piazza Atanas Burov, dove il Papa ha pronunciato mezz’ora fa il suo primo discorso in terra bulgara – dal metropolita dell’Europa Occidentale e Centrale Antonij (Mihalev), che lo ha accompagnato nella Sala del primo piano dove lo attendeva il patriarca. Sono presenti all’incontro soltanto i membri del Santo Sinodo e i membri ecclesiastici del seguito papale. “Ma forse, se mettiamo insieme la mano in queste ferite e confessiamo che Gesù è risorto, e lo proclamiamo nostro Signore e nostro Dio, se nel riconoscere le nostre mancanze ci immergiamo nelle sue ferite d’amore, possiamo ritrovare la gioia del perdono e pregustare il giorno in cui, con l’aiuto di Dio, potremo celebrare allo stesso altare il mistero pasquale”, ha proseguito il Papa, che ha pronunciato il suo saluto dopo il saluto di Neofit. “In questo cammino siamo sostenuti da tanti fratelli e sorelle, ai quali anzitutto vorrei rendere omaggio: sono i testimoni della Pasqua”, ha spiegato Francesco: “Quanti cristiani in questo Paese hanno patito sofferenze per il nome di Gesù, in particolare durante la persecuzione del secolo scorso! L’ecumenismo del sangue! Essi hanno diffuso un profumo soave nella ‘terra delle rose’. Sono passati attraverso le spine della prova per spandere la fragranza del Vangelo. Sono sbocciati in un terreno fertile e ben lavorato, in un popolo ricco di fede e genuina umanità, che ha dato loro radici robuste e profonde: penso, in particolare, al monachesimo, che di generazione in generazione ha nutrito la fede della gente”. “Credo che questi testimoni della Pasqua, fratelli e sorelle di diverse confessioni uniti in Cielo dalla carità divina, ora guardino a noi come a semi piantati in terra per dare frutto”, l’immagine scelta dal Papa: “E mentre tanti altri fratelli e sorelle nel mondo continuano a soffrire a causa della fede, chiedono a noi di non rimanere chiusi, ma di aprirci, perché solo così i semi portano frutto”.

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