Papa in Bulgaria: messa a Sofia, no alla “psicologia del sepolcro” e al “grigio pragmatismo della vita”

“Dio chiama, Dio sorprende, Dio ama”. Sono le tre caratteristiche di Dio, rese evidenti da Gesù Risorto, su cui si è soffermato il Papa nell’omelia della Messa celebrata a Sofia, nella piazza Kynaz Alexander I, gremita di migliaia di persone. “Dopo tutto il cammino, dopo l’esperienza di veder morire il Maestro e nonostante l’annuncio della sua risurrezione, Pietro torna alla vita di prima”, ha raccontato Francesco a proposito di quanto è successo sul lago di Galilea: “’Io vado a pescare’, dice. E gli altri discepoli non sono da meno: ‘Veniamo anche noi con te’. Sembrano fare un passo indietro; Pietro riprende in mano le reti a cui aveva rinunciato per Gesù. Il peso della sofferenza, della delusione, perfino del tradimento era diventato una pietra difficile da rimuovere nel cuore dei discepoli; erano ancora feriti sotto il peso del dolore e della colpa e la buona notizia della Risurrezione non aveva messo radici nel loro cuore”. “Il Signore sa quanto è forte per noi la tentazione di tornare alle cose di prima”, ha commentato Francesco: “Le reti di Pietro, come le cipolle d’Egitto, sono nella Bibbia simbolo della tentazione della nostalgia del passato, di voler indietro qualcosa di quanto si era voluto lasciare”. “Davanti alle esperienze di fallimento, di dolore e persino del fatto che le cose non risultino come si sperava, appare sempre una sottile e pericolosa tentazione che invita allo scoraggiamento e a lasciarsi cadere le braccia”, il monito del Papa: “È la psicologia del sepolcro che tinge tutto di rassegnazione, facendoci affezionare a una tristezza dolciastra che come una tarma corrode ogni speranza. Così si sviluppa la più grande minaccia che può radicarsi in seno a una comunità: il grigio pragmatismo della vita, nella quale apparentemente tutto procede con normalità, ma in realtà la fede si va esaurendo e degenerando in meschinità”.

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