Papa Francesco: “dubbi e timori” possono “renderci intolleranti, chiusi, forse anche razzisti”

“Non si tratta solo di migranti: si tratta anche delle nostre paure”. È quanto scrive il Papa, nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, diffuso oggi. “Il timore è legittimo”, argomenta Francesco, ma “il problema non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti”. Al contrario, “il progresso dei nostri popoli dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità”, incalza Francesco, che addita ancora una volta il Buon Samaritano come esempio di “compassione, un sentimento che non si spiega solo a livello razionale”, ma che “tocca le corde più sensibili della nostra umanità, provocando un’impellente spinta a ‘farsi prossimo’ di chi vediamo in difficoltà”. “Avere compassione significa riconoscere la sofferenza dell’altro e passare subito all’azione per lenire, curare e salvare”, ribadisce il Papa: “Avere compassione significa dare spazio alla tenerezza, che invece la società odierna tante volte ci chiede di reprimere”, a partire dalla consapevolezza che “aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi, ma il bene dell’umanità”.

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