Disabili: mons. Nosiglia (Torino) al Cottolengo, “scuotere l’opinione pubblica”

“Siete qui per ribadire che credete nella vita, amate la vita e volete che la vostra vita sia accolta, riconosciuta, valorizzata e stimata da tutti, non solo a parole, ma nei fatti e nella verità dell’amore”. Così mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ha esordito questa sera nella sua omelia in occasione della messa celebrata al Cottolengo per le persone disabili. Nosiglia ha sottolineato come “tante, troppe persone, cari amici, vi considerano deboli e indifesi e spesso vi commiserano, guardandovi dall’alto in basso ed ostentando le loro capacità e la loro normalità rispetto a ciò che considerano in voi carente, ma devono ricredersi di fronte alla forza della vostra fede, della vostra speranza e del vostro amore. Voi valete davanti a Dio più di loro e più di tutti, perché lo cercate e lo amate e Lui vi cerca, vi conosce e vi difende, perché è il vostro Padre buono che ha cura di ciascuna sua creatura, soprattutto di quelle più deboli e bisognose di sostegno e d’amore”.
L’arcivescovo ha poi accennato alla presenza di “tante persone buone e accoglienti, che vi aiutano a sperare aprendo davanti a voi la via della vita”. Persone attraverso le quali, ha fatto notare, opera il Signore.
Pur tenendo conto di tutto ciò, ha osservato Nosiglia, non è possibile “dimenticare la realtà, spesso dolorosa e difficile, di tante situazioni di abbandono o di scarsa accoglienza”. Da qui il richiamo dello stesso arcivescovo a “quanti hanno il dovere di promuovere adeguatamente, sotto il profilo umano, civile, sociale, economico e normativo, leggi, strutture, iniziative e personale appropriato per garantire qualità di vita” alle persone disabili.
“La civiltà e la grandezza di un popolo – ha fatto notare Nosiglia – si misurano sulla sua capacità di accogliere e valorizzare le persone che hanno qualche difficoltà fisica o psichica, realizzando in concreto una politica di interventi a sostegno delle loro necessità e di quelle dei loro familiari”.
Secondo l’arcivescovo, “c’è, sempre incombente e preoccupante, la necessità di scuotere l’opinione pubblica, addormentata dai mass-media, che ignorano sistematicamente i problemi delle persone diversamente abili”.
Per Nosiglia, infine, è comunque la “cultura della sobrietà della vita che è necessario ricuperare da parte di tutti, se vogliamo ritrovare la gioia del dono gratuito e della solidarietà disinteressata, scoprendone la ricchezza per se stessi e per gli altri”.

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