Diocesi: mons. Saba (Sassari), “Maria, insegnaci ad abitare la città e a compiere un esodo di apertura a Dio e all’altro”

Ieri, domenica 26 maggio, si è conclusa a Sassari la festa dedicata alla Madonna delle Grazie con lo scioglimento del voto, che dal 1943 ricorda ai sassaresi il legame d’affetto e gratitudine che lega la città alla venerazione della Madre di Dio. Dopo aver richiamato l’origine della festa nelle vicende della Seconda Guerra mondiale, l’arcivescovo Gian Franco Saba ha voluto offrire ai numerosi fedeli raccolti nella cattedrale una meditazione sul culto mariano e l’attuale situazione storica di Sassari: “Maria ci aiuta ad attuare la conversione pastorale dando corpo alla dimensione materna della Chiesa. Consapevoli che certe espressioni necessitino di essere evangelizzate e purificate, tuttavia possiamo scorgere in queste azioni non una semplice ricerca naturale della divinità, ma ‘ma manifestazione di una vita teologale animata dall’azione dello Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori'”. Una conversione che deve attraversare profondamente la Chiesa diocesana in tutte le sue espressioni per “custodire il cuore del Vangelo, chiedere sempre una lingua discepolare per annunciarlo. In questo nostro santuario, che raduna molte espressioni della vita umana e le varietà dei bisogni umani, Maria ci insegna a non essere sordi, a non chiuderci per paura dentro il tempio, ma ad aprirci al discernimento evangelico sotto l’azione dello Spirito Santo. La mobilità umana, l’interdipendenza tra i popoli, la compresenza di culture e di fedi differenti ci invita a maturare il passaggio da una visione geografica della missione e dell’evangelizzazione ad una visione relazionale e culturale. Il dialogo sotto lo sguardo della Parola, nel confronto con la tradizione della Chiesa madre di Gerusalemme insegna a noi che il Vangelo non può essere imprigionato da espressioni culturali, da strutture di potere, dalla costruzione di sistemi che manipolano la coscienza del singolo individuo”.
“Maria, insegnaci ad abitare la città – ha concluso mons. Saba – e a compiere un esodo di apertura a Dio e all’altro per introdurre aria nuova, logiche nuove. Non si tratta di preservare strutture monumentali della fede, quanto piuttosto di lasciarci rinverdire, rinvigorire dallo Spirito Santo, per conoscere con Lui la profondità del Mistero di Dio e dell’uomo che si incontrano, senza confusione né separazione, già nel grembo benedetto di Maria. È un camminare per dare vita, come il Cristo di Dio, dalla Pasqua e verso la Pentecoste, per trasmettere linfa, per uscire dal torpore, per accogliere ed esercitare la ‘consolazione’ di un Dio che ha posto la sua dimora in noi e abita le nostre esistenze”.

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