Joaquin Navarro Valls: p. Lombardi, “un grande maestro e amico”, “una stella che nella costellazione di Giovanni Paolo II ha trovato perfettamente la sua collocazione”

“Un grande maestro e amico. Non un modello da imitare pedissequamente, ma un modello inarrivabile da cui trarre lezioni e al quale ispirarsi, cercando poi il proprio modo di interpretare e vivere la sua funzione”. Così padre Federico Lombardi, già direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha definito Joaquin Navarro Valls, al centro del libro “El Portavoz”, presentato questa sera in sala stampa vaticana. “Non avrei mai pensato di essere il successore di Navarro”, ha rivelato il gesuita: “Non è che mi trovassi perfettamente a mio agio, nel seguire un monumento della comunicazione, come è stato Navarro per 22 anni”. “Ho subito capito che non dovevo cercare di imitare Navarro: ho cercato di trovare il modo di rimodulare il mio servizio, conservando tutto quello che potevo del servizio meravigliosamente fatto da Joaquin e individuando formule che potessero rispecchiare il mio stile e il mio modo di comunicare”. “Non ho mai lavorato direttamente con lui nella stessa istituzione, sono stato un fruitore della sala stampa con i colleghi giornalisti”, ha esordito Lombardi, raccontando alcuni “momenti di incontro personali” con lui: “I viaggi sono stati un momento importante di incontro con Joaquin, per tanti di noi. Intorno al Papa, a parte la comunità dei giornalisti, c’era il gruppo più ristretto del seguito, che diventava una certa comunità in cui si superavano le formalità di diverse competenze e funzioni e ci si incontrava spontaneamente come persone. Ho conosciuto Navarro essenzialmente per questa via, quando ho cominciato ad andare ai viaggi del Papa nella seconda metà del pontificato come direttore di Radio Vaticana. Lì l’ho conosciuto come uomo nella sua spontaneità, molto amabile, molto piacevole, avvicinabile”. “Molto caratteristico del lavoro di Giovanni Paolo II nella comunicazione – ha raccontato Lombardi – erano i pranzi di riflessione sulla comunicazione durante i viaggi, a cui eravamo invitati dopo ogni viaggio internazionale. Ognuno doveva portare il suo contributo di riflessione su come era andato il viaggio da questo punto di vista, se i messaggi del Papa erano passati. Navarro partecipava con le sue informazioni sempre precise e puntuali. Benedetto ha continuato questa tradizione, ma per rispetto a Giovanni Paolo II, più che perché fosse spontaneo”. Per Lombardi, Navarro è stato esemplare inoltre nel gestire gli anni della malattia del Papa polacco, che ha saputo “accompagnare per anni con una comunicazione, trasparente, discreta, sensibile, attenta. Io ero direttore di Radio vaticana e del Ctv: seguire per quattro o cinque anni con la telecamera il malato di Parkinson che desidera essere visto, voleva continuare a vivere in pubblico la sua missione nella sofferenza, in diretta ma con finezza, rispetto e attenzione non era uno scherzo. Mi sono sentito molto vicino a Navarro nella comunicazione della malattia, sotto il versante dell’immagine e dell’audio”. “Quando penso a Navarro, penso che la costellazione di Giovanni Paolo II è stata unica”, ha concluso Lombardi: “Navarro è stata una stella che ha trovato perfettamente la sua collocazione e ha svolto il suo servizio in modo veramente unico”.

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