Strage Capaci: Conte, “obiettivo del Governo fare terra bruciata alla mafia”. Ricordo di Falcone e Borsellino “pietra d’inciampo” per non dimenticare

L’obiettivo del Governo “è chiaro: ‘fare terra bruciata’ alla mafia”. È quanto ha assicurato, oggi,  il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in occasione del suo intervento nell’aula buncker dell’Ucciardone, a “Palermo chiama Italia”, la manifestazione promossa da Miur e Fondazione Falcone per ricordare le stragi di Capaci e via D’Amelio.
Per raggiungere questo obiettivo, ha avvertito il premier, “dobbiamo anche garantire una maggiore giustizia sociale. Vedete, le organizzazioni criminali hanno buon gioco a instaurarsi come sistema alternativo sul territorio, là dove mancano – come è stato anche rimarcato – diritti e opportunità”.
Il mio Governo, ha spiegato Conte, “è impegnato a combattere la mafia in primo luogo sostenendo le forze dell’ordine, organi requirenti e giudicanti nel loro operato, ma occorre anche creare le condizioni affinché non vi sia più bisogno della mafia; questo significa: laddove manca il lavoro, creare le condizioni perché sia facile reperirne un altro o comunque ci sia un reddito per chi l’ha perduto e non ha altre fonti di sostentamento; ci sia una casa per chi l’ha persa; ci sia sempre la garanzia dell’istruzione per tutti; ci sia sempre e non manchi mai l’assistenza sanitaria per tutti, anche nei luoghi in cui la politica e l’amministrazione barattano questo diritto per il tornaconto personale”.
Per il presidente del Consiglio, “efficaci politiche inclusive, socialmente avanzate, orientate ad assicurare ad ogni cittadino, ovunque, un’esistenza libera e dignitosa, possono sottrarre alla mafia azione e consenso e, quindi, possono rivelarsi uno strumento formidabile di contrasto alle organizzazioni malavitose”.
Il premier ha rivolto un appello: “Ciascuno di noi, nei luoghi in cui vive e nelle funzioni che è chiamato a svolgere, ispirato dall’esempio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, può contribuire alla edificazione di una società più giusta, di una società più umana”. “Il ricordo quindi dei nostri due magistrati, dei nostri eroi e delle vittime delle stragi mafiose – l’auspicio conclusivo – sia ‘pietra di inciampo’ posta sul nostro cammino per non dimenticare mai questo inderogabile dovere”.

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