Papa Francesco: “ascoltare la voce di tutti, specialmente dei piccoli e degli ultimi”. La Chiesa non fa discernimento “davanti al computer”

“È sempre importante ascoltare la voce di tutti, specialmente dei piccoli e degli ultimi”. È l’appello del Papa, contenuto nell’omelia della messa celebrata oggi nella basilica vaticana in occasione dell’apertura della XXI Assemblea generale di Caritas Internationalis. “Nel mondo chi ha più mezzi parla di più, ma tra noi non può essere così, perché Dio ama rivelarsi attraverso i piccoli e gli ultimi”, ha ammonito Francesco: “E a ciascuno chiede di non guardare nessuno dall’alto in basso”. “È lecito guardare una persona dall’alto in basso soltanto per aiutarla a sollevarsi, l’unica volta, altrimenti non si può”, il mondo dell’altro. L’esempio citato dal Papa è quello dei primi cristiani, che “sono giunti al coraggio della rinuncia partendo dall’umiltà dell’ascolto”. “Si diventa umili seguendo la via dell’ascolto, che trattiene dal volersi affermare, dal portare avanti risolutamente le proprie idee, dal ricercare consensi con ogni mezzo”, ha spiegato il Papa: “L’umiltà nasce quando, anziché parlare, si ascolta; quando si smette di stare al centro. Poi cresce attraverso le umiliazioni. È la strada del servizio umile, quella che ha percorso Gesù. È su questa strada di carità che lo Spirito scende e orienta”. “Per chi vuole percorrere le vie della carità, l’umiltà e l’ascolto significano orecchio teso ai piccoli”, ha fatto notare Francesco: Barnaba e Paolo “erano gli ultimi arrivati, ma li lasciano riferire tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro”. Infine, l’ascolto della vita: “Paolo e Barnaba raccontano esperienze, non idee”. “La Chiesa fa discernimento così; non davanti al computer, ma davanti alla realtà delle persone”, ha affermato il Papa: “Persone prima dei programmi, con lo sguardo umile di chi sa cercare negli altri la presenza di Dio, che non abita nella grandezza di quello che facciamo, ma nella piccolezza dei poveri che incontriamo. Se non guardiamo direttamente a loro, finiamo per guardare sempre a noi stessi; e per fare di loro degli strumenti del nostro affermarci. Usiamo gli altri”.

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