Vincent Lambert: mons. Aupetit (Parigi), “scegliamo la civiltà dello scarto o la civiltà dell’amore?”

“Se oggi mi permetto di prendere la parola riguardo a quello che sta accadendo al signor Vincent Lambert è perché il suo caso, così particolare, è emblematico della società nella quale vogliamo vivere”. Esordisce così mons. Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, commentando in un comunicato pubblicato sul sito dell’arcidiocesi la vicenda dell’ex infermiere tetraplegico,  sedato a Reims. “Anzitutto – premette Aupetit – il mio cuore di prete mi porta a pregare per lui, sottoposto a tante pressioni, e la cui vita non può che dipendere da decisioni che sfuggono al suo controllo”. L’arcivescovo richiama il caso simile di Michael Schumacher, sul quale però i media “non hanno messo le mani” e che “può tuttora godere di cure specialistiche molto attente in un contesto privato”, e spiega che Lambert ha gli occhi aperti, respira normalmente, è stabile, “tutto fuorché in fin di vita”. Ha bisogno di assistenza e di nutrizione e idratazione per gastrostomia o per sondino nasogastrico. “La decisione di interrompere le cure di comfort e di nutrizione di base in un paziente handicappato va contro la legge Léonetti”, assicura l’arcivescovo che è anche medico ed esperto di bioetica ricordando che nel caso di Lambert non si parla di sofferenze insopportabili bisognose di sedazione profonda e non si tratta di “accanimento terapeutico”, poiché non gli vengono somministrate terapie per una malattia incurabile, ma semplicemente “interventi corporali e nutrizionali di base, che sono dovuti anche a persone anziane degenti, emiplegiche, e ai neonati che non sono ancora autonomi”.
Anziché citare “fino alla nausea” paesi “meno  etici” come il Belgio o i Paesi Bassi” nei quali c’è “un’anestesia totale della coscienza”, il presule invita a citare Paesi come la Germania o l’Italia. “Oggi – avverte –  c’è una scelta di civiltà molto chiara: se considerare gli esseri umani come robot funzionali che possono essere eliminati o mandati alla rottamazione quando non servono più a niente; oppure se considerare che lo specifico dell’umanità si fonda non sull’utilità di una vita, ma sulla qualità delle relazioni tra le persone che rivelano l’amore. Non è questo che accade, quando una mamma si china in modo privilegiato verso quello dei suoi figli che soffre o che è più fragile? È la scelta davanti alla quale ci troviamo. Cristo ci ha rivelato la sola maniera per crescere in umanità: ‘Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati’. E ci ha dato l’unica maniera per esprimere questo amore: ‘Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per quelli che ama’”.  “Ancora una volta – conclude il presule –  ci troviamo a confrontarci con una scelta decisiva: la civiltà dello scarto o la civiltà dell’amore”.

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