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Vincent Lambert: cominciato l’arresto delle cure. La madre, “non è alla fine della sua vita”. I vescovi, “perché tanta fretta?”

(Foto: AFP/SIR)

L’arresto della somministrazione delle cure che tengono in vita Vincent Lambert è cominciato questa mattina. “È una vergogna, uno scandalo assoluto, i genitori non sono nemmeno riusciti ad abbracciare il loro figlio”, ha detto all’Afp Jean Paillot, avvocato dei genitori. I medici interromperanno la nutrizione e l’idratazione artificiale, attuando una “sedazione profonda e continua” fino alla sua morte. Ma i genitori di Vincent Lambert hanno l’intenzione di non arrendersi e tentare il tutto per tutto per tenere in vita il loro figlio. Dopo aver implorato il Presidente della Repubblica, i loro avvocati hanno annunciato l’intenzione di presentare tre nuovi appelli per cercare di fermare la cessazione delle cure dell’ex infermiere di 42 anni, iniziata oggi, lunedì 20 maggio. Il caso Vincent Lambert irrompe nella campagna per le europee. L’uomo in stato vegetativo da 11 anni è al centro di una battaglia legale tra la moglie Rachel Lambert, che ha chiesto più volte di sospendere le terapie, e i genitori da sempre contrari. Dopo i vari ricorsi respinti, da oggi i medici di Reims dovrebbero cominciare a interrompere l’alimentazione artificiale e sedare Lambert, vittima di un incidente stradale nel 2008 che ha provocato danni cerebrali “irreversibili”. Il via libera è arrivato dal Consiglio di Stato il 24 aprile in base alle volontà espresse da Lambert, già infermiere, prima dell’incidente. I genitori, Pierre e Viviane Lambert, hanno lanciato un ultimo appello a Emmanuel Macron, contro quella che definiscono una forma di “eutanasia mascherata”. Ma Jean Leonetti, padre della legge del 2016 sul fine vita, ha risposto che “il Presidente della Repubblica non può sostituirsi al potere dei tribunali e alle decisioni dei medici”.

Ieri 200 persone si sono riunite davanti all’ospedale di Reims dove è ricoverato l’uomo. A fianco dei genitori, erano presenti alla manifestazione anche personalità del mondo medico, come membri della l’Union Nationale des Associations de familles de traumatisés crâniens (Unaftc), nonché la dottoressa Catherine Kiefer, specialista in pazienti la cui coscienza è compromessa. “È un’eutanasia mascherata”, ha detto alla stampa Viviane Lambert, ovviamente molto provata. “Vincent non è alla fine della sua vita. Non è un’ostinazione irragionevole”, ha aggiunto, denunciando le “calunnie” della squadra medica sulla situazione di suo figlio. Sulla vicenda è intervenuto anche il Comitato internazionale dell’Onu che si occupa dei diritti delle persone disabili, chiedendo alla Francia di non interrompere il mantenimento in vita del quarantaduenne tetraplegico. Nei giorni scorsi erano scesi in campo l’arcivescovo di Reims, mons. Éric de Moulins-Beaufort (da poco eletto anche presidente della Conferenza episcopale francese), e il suo vescovo ausiliare mons. Bruno Feillet. “Gli specialisti sembrano essere d’accordo – si legge nella dichiarazione – che Vincent Lambert, nonostante sia in stato di dipendenza dal suo incidente, non è tuttavia in fine della sua vita”. Sorprende pertanto la decisione di non trasferirlo in un’unità specializzata nel supporto di pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza.

Sulla stessa linea, è la posizione molto forte presa dal gruppo di bioetica della Conferenza episcopale francese guidata dal vescovo Pierre D’Ornellas che in un comunicato subito afferma: “Vincent Lambert ha diritto ad una protezione adeguata, proprio come qualsiasi persona disabile. Ogni persona disabile, non importa quanto fragile, ha gli stessi diritti per tutti gli altri”. E ricordando il parere espresso dal Comitato Cidph dell’Onu, chiede: “Perché tutta questa fretta nel condurlo alla morte? Si può riaffermare che la decisione presa riguarda ovviamente solo il signor Vincent Lambert perché la sua situazione è unica e complessa. Ma chi garantirà che tutte le persone che condividono una disabilità simile alla sua, saranno effettivamente protette dallo Stato che, pur impegnandosi ufficialmente, ad oggi però non avrebbe rispettato il suo impegno? La credibilità dello Stato dipende dal rispetto della parola data”.

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