Papa Francesco: al Pime, “non confondere evangelizzazione e proselitismo”. Evangelizzare non è “cercare nuovi soci”

“C’è un pericolo che sembrava superato ma torna a spuntare: confondere evangelizzazione e proselitismo”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, ricevendo in udienza i partecipanti al Capitolo generale del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere). “Evangelizzazione è Cristo morto e risorto”, ha sintetizzato ancora a braccio Francesco: “È lui che attrae, e per questo la Chiesa cresce non per proselitismo ma per attrazione, come ha detto Benedetto XVI”. Tale “confusione” tra evangelizzazione e proselitismo, ha spiegato il Papa sempre fuori testo, deriva “da una concezione politico-economicista dell’evangelizzazione”. L’evangelizzazione, invece, “è una presenza: non è cercare nuovi soci per questa società cattolica. È far vedere Gesù, che si faccia vedere con la mia vita”. “Non temiamo di intraprendere, con fiducia in Dio e tanto coraggio, una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale”, l’appello finale, unito alla raccomandazione – ancora una volta fuori testo – a rileggere gli ultimi numeri dell’Evangelii nuntiandi, definita “il documento pastorale più grande del dopo-Conciclio”, che per il Papa “ancora è attuale e non ha perso forza”. Negli ultimi numeri dell’enciclica, ha sottolineato Francesco, Paolo VI descrive “come dev’essere l’evangelizzatore” e “parla dei peccati dell’evangelizzatore”. “Leggetela bene, e pensate alla gioia dell’evanglizzatore!”, l’esortazione ai presenti.

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