Venezuela: card. Porras, “presenza permanente della gente in strada manifesta volontà di cambiamento pacifico”

“Le manifestazioni del 1° maggio sono un segnale forte che la popolazione cerca e chiede un cambiamento. Ogni giorno qui in Venezuela chiudono attività economiche, la gente è sempre più povera. Purtroppo, abbiamo notizia che la repressione è molto forte in varie città del Paese. La gente viene attaccata solo perché esercita il suo diritto a manifestare pacificamente”. Lo dice al Sir il card. Baltazar Porras Cardozo, amministratore apostolico di Caracas e arcivescovo di Mérida. Anche ieri, come martedì, la gente è scesa in piazza, non solo a Caracas ma in tutto il Paese. Il bilancio finora è di una vittima (il giovane Samuel Enrique Méndez, morto ad Aragua martedì), di centinaia di feriti. Secondo il Foro penale venezuelano, la seconda giornata di protesta ha fatto aumentare a 168 le persone arrestate. Sette giornalisti sono stati o aggrediti o feriti. Forti le repressioni della Guardia nazionale, soprattutto a Caracas e a Maracaibo, seconda città del Paese.
Di fronte a questa situazione il card. Porras esprime le sue valutazioni, dopo averlo fatto attraverso il suo profilo Twitter.


“Come cittadini e come credenti abbiamo un compito dal quale non possiamo sfuggire. La resistenza, la convinzione che Dio non vuole la sofferenza dei poveri e che è urgente la loro liberazione dalla miseria e dall’oppressione”, scrive il porporato.
“L’appello che faccio – prosegue il card. Porras nel suo colloquio con il Sir – è che vengano rispettati i diritti umani, che venga rispettata la volontà del popolo di vivere il cambiamento in maniera pacifica. A tutti chiedo serenità e calma, alle autorità chiedo razionalità, faccio un appello perché le persone che sono in strada non siano attaccate, che si fermi la repressione. Ripeto, il desiderio della gente è di vivere in pace”. Di fronte a una situazione difficile e per certi aspetti “bloccata”, anche per l’incertezza sulle scelte dell’Esercito, il cardinale non rinuncia all’ottimismo: “Credo che prima di tutto la presenza permanente della gente in strada manifesti una volontà permanente di arrivare a un cambiamento. Nel mondo militare c’è stata una frattura. Io spero e confido che questo cambiamento ci sia quanto prima”.
L’amministratore apostolico di Caracas conclude parlando del modo in cui i vescovi venezuelani stanno vivendo queste ore: “Io mi trovavo all’estero e sono rientrato oggi. Diversi vescovi erano presenti nella sede della Conferenza episcopale e si sono riuniti. Naturalmente seguiamo l’evolversi della situazione e credo che come sempre non mancherà, attraverso la Conferenza episcopale e la sua presidenza, la possibilità di esprimere una nostra opinione”.

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