Religiose: suor Summut (Uisg), “la vita religiosa non è solo questione di numeri”. Dal 6 maggio la plenaria, il 10 l’udienza con il Papa

“In molti luoghi le vocazioni scendono, in altri invece salgono. Ma la vita religiosa, e i benefici che essa porta alla Chiesa, non è solo una questione di numeri: dipende dalla profondità del nostro impegno per Cristo e per coloro a sui siamo mandati”. Ne è convinta suor Carmen Summut, presidente dell’Unione internazionale superiore generali (Uisg), che in un Meeting point presso la Sala Stampa della Santa Sede ha presentato la XXI Assemblea plenaria della Uisg, in programma dal 6 al 10 maggio a Roma (Hotel Ergife) sul tema: “Seminatrici di speranza profetica”. Circa 850 superiore generali, provenienti da 80 Paesi diversi, parteciperanno all’incontro: 13 le lingue ufficiali e circa 40 ospiti invitati tra relatrici, rappresentanti delle Conferenze continentali delle/dei religiose/i e dei Dicasteri Vaticani, e altre/i responsabili di Organizzazioni partner della Uisg. L’interculturalità, il futuro della vita religiosa, l’integrità della nostra “casa comune” –  di cui parla il Papa nella Laudato sì – il dialogo interreligioso, sono i temi principali che scandiranno le quattro giornate di lavoro: il 10 maggio le superiore generali incontreranno Papa Francesco in udienza privata. In quell’ occasione, il Papa lancerà la Campagna per i 10 anni di Talitha Kum, la rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone, dal titolo “Nuns Healing Hearts”. Sarà possibile seguire parte della plenaria in diretta streaming.  Nelle diverse sessioni, ha annunciato suor Carmen, “si parlerà anche della cura dei minori abusati e dell’attenzione da riservare ai tanti orfani che ci sono nel mondo: molte di noi sono impegnate a cercare di far trasferire i piccoli da strutture istituzionali a comunità a carattere familiare”. “Il tema della plenaria coincide con le nostre aspettative”, ha detto suor Anabela Carneiro,  superiora generale delle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù: “Dobbiamo interrogarci insieme su come possiamo mantenere viva la speranza nelle nostre Congregazioni, nelle nostre sorelle, e su come abbracciare e aiutare le persone a abbracciare il futuro con speranza, come ci chiede Papa Francesco. Collaborare è un segno di comunione”. “Il nostro terreno è la casa comune”, ha aggiunto la religiosa, spiegando come uno degli obiettivi della plenaria è “fare i passi necessari, anche strutturali, per incarnare una Chiesa più samaritana, prossima ai milioni di persone che incontra, alle vittime della tanta violenza e della globalizzazione dell’indifferenza”. “La profezia pasa attraverso la comunione, l’aiuto reciproco, la capacità di creare reti di solidarietà e di condivisione”, ha detto suor Donatella Zoia, superiora generale delle Suore del Preziosissimo Sangue, sottolineando che nella Uisg “la condivisione ha i confini del mondo: la maggior parte delle nostre Congregazioni sono internazionali, ma una cosa è l’internazionalizzazione e una cosa ben diversa à vivere l’interculturalità, che presuppone un processo di maturazione che passa attraverso il confronto tra le diverse culture. Nessuna può portare avanti la missione, la vita consacrata da sola”. Di qui l’importanza di “avviare processi di formazione e di missione nelle nostre famiglie religiose e nel tessuto quotidiano del nostro servizio al popolo di Dio, specialmente tra le persone più fragili”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo