Pastorale giovanile: don Falabretti (Cei), “non possiamo urlare il Vangelo, va offerto e con i modi giusti”

“In mille ci avete chiesto cosa fare adesso e abbiamo cercato di rispondere alle vostre legittime sollecitazioni, ma non aspettatevi di ricevere un orario della giornata: le linee progettuali sono un testo di lavoro che va letto e condiviso, che propone atteggiamenti e cose concrete da fare. Da fare pensando e da pensare facendo”. A conclusione della quattro giorni siciliana durante la quale il Servizio nazionale di Pastorale giovanile ha incontrato coloro si occupano di questo settore nelle diocesi di Italia, il direttore, don Michele Falabretti, ha presentato le nuove linee progettuali. “Una cassetta degli attrezzi – le ha definite lui stesso – nella quale ci sono gli strumenti per lavorare e con i quali adesso ci si mette all’opera”. Attraverso alcune immagini e degli schemi, è stata proposta una sintesi dei nove anni già vissuti dei dieci dedicati all’educazione, a partire dagli orientamenti dell’“Educare alla vita buona del Vangelo” e, attraverso il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, tre convegni di settore e un lungo cammino sinodale, fino al cuore del Sinodo e alle sue parole coraggiose, “capaci – ha detto don Falabretti – di dirci dove e come andare”, le stesse che hanno costituito il sottotitolo al convengo dedicato a “Dare casa al futuro”. Parlando agli incaricati dalle 170 diocesi e quanti hanno partecipato ai 16° convegno nazionale come rappresentanti di associazioni, movimenti e comunità, ai giovani presenti, il direttore della Pastorale giovanile della Cei ha detto: “Potremmo essere quel cuore che aiuta la ricomposizione dell’unità della società e della Chiesa, ma non possiamo urlare il Vangelo: va offerto e con i modi giusti”. Le linee sono state pensate come “complementari” ai tre volumi della “piccola biblioteca del Sinodo” consegnate a tutti i partecipanti, “ma il nostro lavoro – ha detto don Falabretti – è complementare alle linee: occorre ragionare per piccoli progetti, magari progetti che crescono un po’ per volta, e fare piccoli passi. Abitare questo tempo – ha aggiunto – richiede fatica, ma va fatto, in libertà, con coraggio e insieme”.

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