Germania: mons. Hauke (Dbk), Chiesa cattolica significa “essere casa di vita e di fede condivise per tutti i credenti, disabili o meno che siano”

La Chiesa “deve essere casa di vita e di fede condivise per tutti i credenti, disabili o meno che siano. Altrimenti non è più cattolica”, nel senso di inclusiva. È il vescovo Reinhard Hauke (Erfurt), responsabile per la pastorale dei disabili per la Conferenza episcopale tedesca, che ha sollecitato un maggiore impegno per queste persone nella Chiesa, intervenendo stamane in un incontro sul futuro della pastorale per i disabili ad Aulhausen. A questo obiettivo vorrà contribuire un documento che sarà pubblicato nei prossimi mesi, e che mons. Hauke ha auspicato diventi “una nuova pietra miliare nel cammino verso una Chiesa inclusiva”, come lo era stato il documento dei vescovi del 2003. “Il principio della Convenzione Onu sulla disabilità, ‘niente su di noi senza di noi’, è vero anche per il nostro lavoro pastorale”, ha indicato mons. Hauke, affermando che “se diamo spazio alle persone con disabilità di essere essi stessi testimoni della propria vita e fede, tutti cambiano il punto di vista sulla disabilità”. Come parte dell’incontro si è svolta anche una celebrazione nella Marienkirche, “unico luogo di culto in Europa pensato per le persone con disabilità”: una celebrazione che ha preso forma con canti e letture in linguaggio semplice; non vedente chi ha letto le letture, disabili i membri del coro, disponibile la traduzione nella lingua dei segni, che lo stesso vescovo Hauke ha usato rivolgendosi ai presenti.

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