Fisc: don Bianchi (presidente), “legati ad una comunità ma con uno sguardo non localistico che guarda a Italia, Europa e mondo”

(dall’inviato a Faenza) “Abbiamo un imprinting che ci lega ad una comunità, ma abbiamo uno sguardo non localistico che guarda all’Italia, all’Europa e al mondo”. Lo ha affermato questa mattina don Adriano Bianchi, presidente nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), all’apertura del convegno “Colori d’Europa, le sfide del terzo millennio” al via oggi a Faenza. Bianchi ha ricordato “l’attenzione dell’Europa e ai temi europei” che contraddistingue i settimanali cattolici italiani grazie alla sinergia con il Sir. Questo avviene “mantenendo il nostro radicamento” con “il racconto di storie e di comunità che diversamente non verrebbero narrate”. Rispetto alla riforma dell’editoria, il presidente della Fisc ha detto che “ci sentiamo un po’ traditi” visto dopo poco più di un anno dall’entrata in vigore si è alla vigilia di nuovi cambiamenti. Rispetto all’attività dei settimanali diocesani, “crediamo che – ha proseguito – questa presenza sia necessaria al bene del Paese. Un impegno che rilanciamo oggi da Faenza, ribadendo che guardiamo dai nostri territori all’Italia, all’Europa e al mondo europei”.

All’apertura del convegno ha portano il suo saluto il sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, che ha ricordato come “51 anni fa la città abbia ricevuto il Premio Europa dal Consiglio d’Europa”, diventando “la prima città italiana non capoluogo ad esserne insignita”. L’Unione europea, ha sottolineato, è una “casa comune” che necessita di “interventi di cambiamento” ma che “nonostante le pecche ci ha garantito 70 anni di pace tra gli Stati membri”. Anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, Giovanni Rossi, si è soffermato sulla “comune battaglia per la difesa e la qualificazione del fondo per il pluralismo”. “Si progettano tagli, si prospetta addirittura la chiusura nel momento in cui altri stati – Francia o Canada, per esempio – fanno scelte diametralmente opposte”. Chiudendo “realtà che sono radicate nei territori, si spegnerebbero voci che esprimono molte realtà” e “si metterebbe in discussione la comunicazione di prossimità, che può convogliare le istanze delle comunità”. “Continueremo nell’impegno – ha assicurato – perché non venga fatta una scelta del genere”.

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