Cattolici e Resistenza: Galavotti (Univ. Chieti-Pescara), “Dossetti, un resistente disarmato che accetta la lotta clandestina”

(Reggio Emilia) – “L’atteggiamento di Dossetti a un osservatore esterno può sembrare contradditorio: da un lato accetta l’idea della lotta clandestina, ma dall’altro, sul piano personale, rifiuta di imbracciare armi, voleva essere un resistente disarmato. Non è facile infatti avere un quadro completo della sua attività resistenziale perché lui è sempre stato molto restio a parlarne e anche piuttosto critico”. Lo ha detto questa mattina Enrico Galavotti, docente di Storia del Cristianesimo e della Chiesa all’Università di Chieti-Pescara, in apertura del suo intervento nella giornata di studio dal titolo “Cattolici nella Resistenza” promossa, a Palazzo Dossetti di Reggio, dall’Università di Modena e Reggio insieme a Istituto Alcide Cervi, Istituto nazionale Ferruccio Parri e Fondazione Fossoli.
Dossetti, dopo la caduta di Mussolini, “costituisce con i suoi amici di gioventù a Cavriago, in provincia di Reggio, prima un gruppo di aiuto e soccorso per gli antifascisti e le loro famiglie in principio tollerato dalle autorità e poi un’attività clandestina: dirà lui stesso, ‘sono stato coinvolto anche in opere che non erano del tutto umanitarie’”. Dossetti si troverà durante i mesi della Resistenza spesso a “mediare per frizioni che nascono tra formazioni cattoliche e brigate comuniste” anche se “da alcuni ambienti della curia reggiana sarà additato come un utopista, un soggetto con una scarsa consapevolezza delle reali intenzioni dei comunisti”. Ma “sarà lo stesso Dossetti – ha concluso Galavotti – che dopo la Liberazione, quando avrebbe voluto tornare ai suoi studi, entrerà in politica per contenere – come lui stesso raccontò anni dopo – le azioni comuniste arbitrarie, le uccisioni selvagge, la scomparsa di tanta gente”.

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