Jean Vanier: Veronesi (L’Arca), “la sua eredità sono le persone delle comunità, per cui è necessario andare avanti come lui avrebbe voluto”

“La vita va vista dalla prospettiva di chi la vive. Siamo come bicchieri: grandi o piccoli, non conta la quantità d’acqua, ma il suo compimento, il suo essere pieno”: è l’ultimo ricordo e insegnamento – che ora assume anche carattere profetico – che Marco Veronesi, responsabile della comunità Il Chicco di Ciampino (Rm), si porta di Jean Vanier, scomparso nei giorni scorsi, fondatore della federazione L’Arca, di cui Il Chicco fa parte. Le parole raccontate al Sir da Veronesi risalgono all’anno passato quando, a 89 anni, Vanier ancora si occupava di ognuna delle 150 comunità sparse nel mondo. “Abbiamo un ragazzo grave, per cui si prospettavano cure invasive. Ho chiesto consiglio a Jean, che mi ha invitato a mettermi nei panni del ragazzo: ‘I suoi minuti e secondi sono preziosi quanto i nostri giorni e mesi’, mi ha detto”. Il legame del fondatore con la comunità Il Chicco è stato forte: “È venuto molte volte. La nostra è una realtà anomala: le comunità de L’Arca accolgono adulti con disabilità mentali. Noi invece, mentre nel 1981 chiudevano gli orfanotrofi, abbiamo accolto bambini con disabilità gravi che nessuno voleva. Abbiamo tantissime foto di Jean con in braccio quei bambini, che lui conosceva per nome e ha accompagnato finché sono divenuti adulti”. Anche se la malattia di Vanier durava da mesi, “la notizia della sua morte ci ha provocato spavento e smarrimento, insieme al dolore – conclude Veronesi –. Col passare dei giorni, abbiamo elaborato che la sua eredità siamo noi, le persone delle comunità ed è perciò necessario andare avanti, come lui avrebbe voluto”.

 

 

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