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Elezioni europee: dibattito Spitzenkandidaten. Migrazioni al centro dell’attenzione, frontiere e solidarietà

(Bruxelles) Pacato ed educato anche nei momenti più controversi il dibattito tra sei candidati alla presidenza della Commissione europea (Spitzenkandidaten), ieri sera nell’emiciclo del Parlamento europeo a Bruxelles. Tante dichiarazioni di principio e generali, un po’ meno concretezza, nel minuto che ogni candidato aveva a disposizione per esprimersi su ciascun tema. Si comincia dalle migrazioni, dopo le dichiarazioni di apertura, con Jan Zahradil (Alleanza dei conservatori e dei riformisti in Europa) che denuncia: “Le quote non hanno funzionato e hanno approfondito la divisione in Europa”; bisogna “rispettare le decisioni degli Stati sovrani”, trovare i trafficanti, creare centri di accoglienza fuori dai confini dell’Europa e stabilizzare la situazione in Africa. Manfred Weber (Partito popolare europeo) cita Papa Francesco e parla di “responsabilità umanitaria”: serve un controllo europeo dei confini per evitare il traffico di esseri umani; se sarà presidente, nominerà un commissario per l’Africa. Nico Cué, Sinistra europea, figlio di rifugiati spagnoli in Belgio, parla di “dramma umano” e di migrazione come una chance, contestando la retorica dell’”invasione” perché sono immigrati “lo 0,5% della popolazione in Europa”.
Solidarietà è la parola chiave di Ska Keller (Partito verde europeo): “inaccettabile ciò che sta avvenendo: serve un sistema di salvataggio europeo”; di Margrethe Vestager (Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa), “occorre salvare le vite e trovare soluzioni a lungo termine insieme”, e di Frans Timmermans, (Partito dei socialisti e democratici europei) “ogni volta che una persona muore nel Mediterraneo, l’Europa perde un pezzo della sua anima”: le persone dei barconi vanno salvate (e parte un affondo contro il governo italiano) e il principio della solidarietà si applica anche nell’affrontare ciò che non ci piace, per evitare nuovi confini all’interno dell’Europa.

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