Don Diana: p. Occhetta, dopo 25 anni “la sua testimonianza evangelica è per molti la forza per cambiare”

“Sono passati 25 anni da quel 19 marzo del 1994 e dal sacrificio di don Giuseppe Diana a Casal di Principe, la sua terra di nascita. Ma l’eco della voce di don Peppino non ha mai smesso di risuonare nella terra campana e nella cultura italiana. Per molti – inclusa la Chiesa della diocesi di Aversa, a cui apparteneva don Giuseppe – quel momento è stato come una soglia, un prima e un dopo per non rimanere oppressi dal male e trovare un riscatto spirituale e sociale”. Lo scrive p. Francesco Occhetta, nel numero de “La Civiltà Cattolica” in uscita sabato 18 maggio. “Don Giuseppe era un sacerdote colto e coraggioso, senza ambizioni di carriera” e “viveva in una zona che la polizia internazionale definiva il ‘triangolo della morte'”, ricorda il gesuita sottolineando che nel 1991, dopo l’esecuzione di un altro ragazzo innocente, don Diana diede voce a chi aveva paura di parlare e anche alla famiglia del ragazzo e questa fu la goccia che fece traboccare il vaso, oltre al documento “Per amore del mio popolo”, scritto con altri parroci della forania di Casal di Principe e ispirato a una lettera dei vescovi campani del 1982. Parole che vennero pronunciate la notte di Natale per invitare le comunità cristiane a ribellarsi  e che definivano la camorra “una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella nostra società campana”. A condannare il sacerdote, chiarisce Occhetta, non fu il rifiuto di celebrare in chiesa i funerali di un camorrista, bensì “la scelta di sottrarre i giovani ai tentacoli della camorra e di offrire loro un’alternativa di vita. Lo stesso copione, con lo stesso finale vissuto da don Pino Puglisi”. Ora, dopo 25 anni, la situazione sociale si è capovolta, come afferma il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, che si occupò delle indagini. Intorno al corpo senza vita di don Diana erano accorsi in pochissimi. C’era troppa paura. “Oggi – conclude Occhetta – la sua testimonianza evangelica è per molti la forza per cambiare lo stile di vita e la cultura della propria terra”.

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