Cannabis legale: mons. Marconi (Macerata) scrive al questore Pignataro, “avere a cuore i giovani non è propaganda politica”

“Anche io ho troppo a cuore la difesa della vita e del futuro dei giovani per farmi spaventare dall’accusa di fare con ciò propaganda politica. D’altra parte fare di questo tema un discorso di parte mi sembra profondamente sbagliato: tutti dovrebbero informarsi seriamente sul tema e se lo facessero, credo che davvero pochi resterebbero dalla parte di chi difende la cannabis”. Lo scrive mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, in una lettera aperta ad Antonio Pignataro, questore del capoluogo maceratese dove fu compiuto l’omicidio della giovane Pamela Mastropietro. Difendere i ragazzi dalla droga per mons. Marconi costituisce una vera priorità educativa in questa “mentalità da ‘tossici’, che fuggono davanti alle difficoltà e al peso della vita”. Nella lotta intrapresa contro la diffusione legale della marijuana, il vescovo incita “con fermezza” la linea seguita da Pignataro. “Questo tema lo conosco bene – prosegue il vescovo -, sia per l’esperienza ormai quarantennale di educatore di giovani, che per quindici anni di amicizia con i giovani ex-tossici delle ‘Case della Carità’ dell’Umbria”. Oltre ai Pontefici, la missiva è ricca di riferimenti a docenti ed esperti come Roberto Colombo, Silvio Garattini e Giovanni Battista Cassano, a testimoniare che anche la comunità scientifica guarda alla salute delle persone e, in particolare, dei più esposti: adolescenti e giovani. “Macerata è città universitaria – conclude mons. Marconi – e questo significa che come città abbiamo tutti la responsabilità, non solo di comunicare nozioni, ma di ‘educare’ un numero significativo dei giovani che saranno la futura classe dirigente del Centro Italia. Favorire per loro uno stile di vita che renda facile e normale sbronzarsi ogni giovedì sera e affrontare la fatica delle tensioni e delle inevitabili prove della vita fuggendo nelle droghe più o meno velenose, è una responsabilità grave verso il loro futuro e quello del nostro Paese, di cui i maceratesi onesti non dovrebbero caricarsi”.

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