Papa Francesco: udienza, il maligno “è come un leone furioso”. “La preghiera cristiana non chiude gli occhi sulla vita, non è infantile”

foto SIR/Marco Calvarese

“Chi prega non solo chiede di non essere abbandonato nel tempo della tentazione, ma supplica anche di essere liberato dal male”. Lo ha detto il Papa, commentando, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata davanti a 20mila persone, la settima domanda del Padre Nostro: “Ma liberaci dal male”. “Il verbo greco originale è molto forte”, ha spiegato Francesco: “Evoca la presenza del maligno che tende ad afferrarci e a morderci e dal quale si chiede a Dio la liberazione”. “L’apostolo Pietro dice che è come un leone furioso, che vuole divorarci”, ha aggiunto a braccio: “E noi chiediamo a Dio di liberarci!”. “Con questa duplice supplica: ‘Non abbandonarci’ e ‘liberaci’, emerge una caratteristica essenziale della preghiera cristiana”, ha affermato Francesco: “Gesù insegna ai suoi amici a mettere l’invocazione del Padre davanti a tutto, anche e specialmente nei momenti in cui il maligno fa sentire la sua presenza minacciosa”. “La preghiera cristiana non chiude gli occhi sulla vita”, ha ammonito il Papa: “È una preghiera filiale e non una preghiera infantile. Non è così infatuata della paternità di Dio, da dimenticare che il cammino dell’uomo è irto di difficoltà. Se non ci fossero gli ultimi versetti del Padre nostro come potrebbero pregare i peccatori, i perseguitati, i disperati, i morenti?”.

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