Migranti: Medu, V Rapporto dalla Piana di Gioia Tauro. “Dei 438 assistiti, il 93% con permesso di soggiorno, ma solo la metà ha lavorato negli ultimi 3 mesi”

“Dei 438 migranti a cui la clinica mobile di Medu e gli operatori legali di A buon Diritto hanno prestato assistenza sanitaria e fornito orientamento socio–legale nell’ultima stagione agrumicola, il 93% era titolare di un permesso di soggiorno, ma solo la metà delle persone intervistate aveva lavorato negli ultimi tre mesi e di queste solo il 60% aveva un contratto di lavoro, nella maggior parte dei casi di breve durata”. È quanto emerge da “Terraingiusta”, V Rapporto dalla Piana di Gioia Tauro di Medici per i diritti umani (Medu), presentato questa mattina nella sala consiliare del comune di San Ferdinando (Rc). Per il sesto anno consecutivo un team di Medu ha prestato prima assistenza medica, orientamento socio-sanitario e supporto legale ai lavoratori agricoli giunti nella Piana di Gioia Tauro, grazie a un’equipe composta da sei operatori. “La stagione operativa si è caratterizzata per i fenomeni dello sfruttamento lavorativo, della marginalità sociale, delle condizioni igienico-sanitarie precarie, tratti permanenti che hanno creato condizioni di marginalità – ha detto Martina Alpa, responsabile del progetto -. L’assenza di politica lungimirante e gli interventi ciclici di sgomberi hanno solo carattere emergenziale e non impediscono il sorgere di nuove baraccopoli”. Il 61% degli assistiti vive sul territorio da più di quattro anni, il 93% dei pazienti assistiti dalla clinica mobile, che hanno fornito i dati, era titolare di un regolare permesso di soggiorno. Nonostante la regolarità di soggiorno e l’aumento dei contratti di lavoro nel corso delle ultime stagioni, solo il 46% delle 331 persone che hanno risposto alla domanda, lavorava o aveva lavorato nei tre mesi precedenti e, di queste, il 62% era in possesso di un contratto di lavoro (a fronte del 17% del 2014-2015), nella maggior parte dei casi di breve durata. “A un aumento dei contratti non corrisponde un aumento della regolarità contrattuale, per questo si può parlare di lavoro grigio, sia nell’irregolarità del rilascio della busta paga e nel versamento dei contributi”, ha spiegato la responsabile. Commentando il Rapporto, Alpa ha evidenziato che “le necessità lavorative sono preponderanti per cui si auspica che qualsiasi politica socio abitativa tenga in considerazione questo aspetto”. Relativamente ai rilievi legali, il 59,1% delle persone ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari, il 25,6% per richiesta asilo e un quarto fra questi ha presentato una nuova domanda, in attesa di audizione presso la Commissione territoriale permanente. Il 69% è ricorrente presso il giudice ordinario per aver ricevuto un diniego. Relativamente alla legge 113/2018, la responsabile ha rilevato come “possa esserci un rischio di un aumento di irregolarità e marginalità che inciderà sul diritto alla salute dei migranti”.

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