Fraternità e dialogo: Enzo Bianchi (Bose), “la fraternità è il più grande lascito di Cristo. Per questo non bisogna avere paura dell’altro”

“Quando Papa Francesco si dice pellegrino di pace e fraternità, dice che siamo tutti fratelli e che tutti dobbiamo essere ogni giorno artigiani di fraternità. Una fraternità che deve essere solidarietà tra membri che devono scoprire l’orizzonte comune”. Enzo Bianchi continua così la sua lectio magistralis a Bari in occasione del convegno “L’arte dell’incontro nella comunità credente”, organizzato dall’Istituto teologico ed ecumenico San Nicola di Bari. “La Chiesa sia chiamata ad essere fraternità – continua –. Perché questo è il suo nome proprio. I cristiani fin dall’inizio si chiamavano fratelli perché veniva costruita una nuova famiglia cristiana. L’orizzonte della comunità fraterna cristiana allora non deve essere chiuso. E allora la fraternità nasce come legame dato all’origine, che porta ad una reciprocità che ci custodisce. Perché si è fratelli e sorelle per sempre”. Richiamano all’attualità le parole di Bianchi, sostenendo che “l’altro è un dono e questo è il grande lascito di Cristo. Questo chiede la morte dell’unicità. Ecco la paura dell’altro. Come Caino ha avuto paura della diversità di Abele mancando con lui il dialogo. La fraternità allora chiede accettazione incondizionata del fratello e della sorella. Il fratello non è scelto, ma è in umanità come me. E infine la solidarietà è un’esigenza di comunione. Ma se ci amiamo gli uni gli altri allora solo li possiamo amare noi. Non c’è allora altra possibilità che amare Gesù Cristo per amare gli altri e amarci”.

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