Siria: padre Jallouf (Knaye-Idlib), “migliaia di persone in fuga dai bombardamenti. Aiutiamo come possiamo”

“Stiamo aspettando la nostra liberazione. Si combatte a 50 km da noi e la tensione è altissima. Speriamo che i combattimenti finiscano presto e che si possa tornare a vivere liberamente e con dignità”. Così padre Hanna Jallouf, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco latino di Knaye, uno dei tre villaggi cristiani della Valle dell’Oronte, nella provincia di Idlib – gli altri due sono Yacoubieh e Gidaideh –racconta al Sir quella che potrebbe essere la resa dei conti tra esercito siriano, ribelli armati e terroristi del fronte jihadista Hayat Tahrir al-Sham, affiliato ad Al-Qaeda ed erede del più conosciuto Jabhat Al Nusra. Nel mirino dell’avanzata dell’esercito di Assad – mai così vicino alla riconquista totale del territorio – oltre a Idlib anche zone delle province di Hama e Latakia. Dopo pochi giorni di combattimenti i morti sarebbero decine e, secondo le Nazioni Unite, oltre 150mila gli sfollati interni. Una situazione confermata da padre Jallouf che parla di “zone degli scontri spopolate da diverso tempo. Pensiamo che in tutta la provincia di Idlib possano essere rimasti 600 mila civili. La valle dell’Oronte è quasi deserta e ci sono migliaia di persone in fuga dai bombardamenti. In questi giorni in tanti si presentano nei nostri conventi dei villaggi Knayeh, Yacoubieh e Gidaideh a chiederci da mangiare e da bere. Non hanno dove dormire e per questo riposano sotto gli alberi nei campi della zona. Non hanno più nulla”. “Facciamo quel che possiamo con i nostri pochi mezzi per cercare di dare a tutti aiuto e sollievo ma la situazione peggiora giorno dopo giorno” afferma il francescano che lancia ancora una volta il suo appello: “pregate per noi, abbiamo bisogno delle vostre preghiere. Chiediamo al Signore che ci liberi presto dalla guerra, dalla violenza dei terroristi che ci perseguitano e ci impediscono di vivere in pace”. “Stiamo subendo abusi e furti – rimarca padre Hanna -. La povertà cresce e con essa la criminalità. Ma a fianco di criminali comuni ci sono ancora i membri di Hayat Tahrir al-Sham. I miliziani, molti sono anche stranieri, da mesi non ricevono più la loro paga mensile e per questo motivo si lasciano andare a razzie e furti nelle abitazioni soprattutto dei cristiani. Hanno rubato il raccolto delle olive e adesso quello delle prugne. Rubano ai cristiani perché noi non possiamo difenderci, non abbiamo diritto ad appellarci ad un tribunale, né a chiedere i danni e giustizia. L’altra notte alcuni terroristi sono penetrati nella casa di un nostro fedele. Hanno legato tutta la famiglia e hanno trafugato ogni cosa possibile. Qui è in vigore la Sharia e noi cristiani non abbiamo voce. Vi preghiamo di non abbandonarci – conclude il parroco – pregate per noi”.

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