Giovani e dipendenze: Squillaci (Fict), “la questione droga non può essere affrontata a partire dalle sostanze, ma dalle persone”

In occasione del convegno della Pastorale della salute in corso a Caserta, oggi, la Fict ha approfondito la tematica dei giovani e le dipendenze. “È chiaro a tutti ormai che ci troviamo di fronte ad un fenomeno in costante evoluzione e difficilmente controllabile, di contro abbiamo un sistema italiano di contrasto e cura rimasto fermo al modello classico, pensato e costruito per l’eroina. La questione droga non può essere affrontata a partire dalle sostanze, ma dalle persone!”, ha affermato il presidente della Fict, Luciano Squillaci, che ha aggiunto: “Dall’ultima relazione annuale e dal rapporto Espad un dato emerge con terribile chiarezza: si è abbassata notevolmente la percezione dell’uso di sostanza come comportamento a rischio”. “I ragazzi – ha chiarito – hanno una percezione fuori dalla realtà e l’uso della cannabis è ormai ritenuto normale, in diversi casi persino legale. Circa 800mila studenti affermano di aver assunto sostanze, pari al 33% della popolazione studentesca”. “ Sul policonsumo – ha aggiunto -gli adolescenti italiani sono i primi in Europa. E per quanto riguarda lo spaccio e il traffico, c’è una tendenza pericolosissima, in costante aumento e senza dati ufficiali, che vede utilizzare i ragazzi under 14 come strumenti di spaccio proprio per la loro impunibilità”.
“Negli ultimi 5 anni i minori in carico al servizio sanitario per problemi di dipendenza sono più che raddoppiati: quelli entrati nel circuito della giustizia minorile sono stati 4.055. Nel 2017 sono stati segnalati all’autorità giudiziaria 1.334 minori, di cui 498 sono stati posti in stato di arresto, di questi solo 90 sono entrati in comunità terapeutica, 6 in doppia diagnosi e 10 in comunità socio educative. Sono 25mila circa i minori e i giovani adulti in carico agli uffici del servizio sociale per i minorenni , di questi solo 2000 sono in strutture specializzate, circa il 30% di ragazzi con diversi disagi non trova posto nei servizi specializzati”.
Squillaci ha invitato a “investire sulla prevenzione e su percorsi a sostegno del benessere della persona con interventi educativi continuativi e strutturati” e ad “aumentare i servizi specifici per minori con problemi di dipendenza e per i minori con problemi psichiatrici”.
E ha concluso: “I giovani sono il nostro futuro ed è nostro compito preservarli e proteggerli, dando messaggi educativi chiari. Il contenitore relazionale ed educativo ha molti gap come ‘buchi dello scolapasta’. Il nostro compito di educatori è offrire la speranza di poter riempire questi vuoti con nuove esperienze attive rappresentate dall’‘agire bene’ (volontariato, servizio civile, oratori, sport, scuola…). Dobbiamo riconsegnare ai giovani un nuovo senso di appartenenza alla comunità. Offrire nuove speranze e progettualità, le loro progettualità, che sono per forza di cose diverse dalle nostre. Se non conosciamo i loro sentimenti, i loro desideri rischiamo di creare una grande confusione e di dare spazio a ‘relazioni digitali’ fino all’‘autismo tecnologico’ che è solitudine affettiva”.

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