Ramadan: Pontificio Consiglio dialogo interreligioso, “abbattere i muri della paura e costruire ponti di amicizia”

“Abbattere i muri alzati dalla paura e dall’ignoranza e cercare insieme di costruire ponti di amicizia che sono fondamentali per il bene di tutta l’umanità”. È questo l’augurio che in occasione del mese del Ramadan – iniziato quest’anno il 5 maggio –, il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato ai Musulmani del mondo intero. Un messaggio augurale dal titolo: “Cristiani e musulmani: promuovere la fratellanza umana”, a firma del segretario del dicastero vaticano mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot.
Il messaggio ricorda il “Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato da Papa Francesco e dal grande Imam Al-Tayyeb ad Abu Dhabi il 4 febbraio scorso in cui si invitano le religioni “a restare ancorati ai valori della pace; a sostenere i valori della reciproca conoscenza, della fratellanza umana e della convivenza comune; a ristabilire la saggezza, la giustizia e la carità”.
“Noi musulmani e cristiani siamo chiamati ad aprirci agli altri, conoscendoli e riconoscendoli come fratelli e sorelle”, scrive mons. Ayuso. “Coltiviamo così nelle nostre famiglie e nelle nostre istituzioni politiche, civili e religiose, un nuovo modo di vivere in cui la violenza viene rigettata e la persona umana rispettata. Siamo quindi incoraggiati a continuare a portare avanti la cultura del dialogo come mezzo di cooperazione e come metodo per accrescere la conoscenza reciproca”.
Il segretario del dicastero vaticano ricorda anche le tre linee guida evidenziate da Papa Francesco nel suo viaggio al Cairo per perseguire il dialogo e la conoscenza tra persone di diverse religioni. E aggiunge: “Per rispettare la diversità, il dialogo deve cercare di promuovere il diritto alla vita di ogni persona, all’integrità fisica e alle libertà fondamentali, come la libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di religione. Ciò include la libertà di vivere secondo le proprie convinzioni sia nella sfera privata che in quella pubblica. In questo modo, cristiani e musulmani – come fratelli e sorelle – possono lavorare insieme per il bene comune. Desidero che il gesto e il messaggio di fraternità trovino un’eco nei cuori di tutti coloro che detengono posizioni di autorità nei settori della vita sociale e civile dell’intera famiglia umana, e possano portare tutti noi a mettere in pratica non semplicemente un atteggiamento di tolleranza ma una convivenza vera e pacifica”.

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