Notizie Sir del giorno: Papa a Uisg, missione vaticana a Lesbo, “Vos estis lux mundi”, media e privacy, Festival volontariato, prostituzione, 75° Csi

Papa Francesco: alle superiori generali, “multiculturalismo e internazionalizzazione non sono minaccia ma nuova possibilità”

Papa Francesco ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che in alcuni Istituti religiosi “il multiculturalismo e l’internazionalizzazione non sono visti come una risorsa, ma come una minaccia e sono vissuti come un conflitto, invece che come nuove possibilità che mostrano il vero volto della Chiesa e della vita religiosa e consacrata”. Lo ha fatto nel discorso consegnato alle 850 religiose dell’Unione internazionale superiore generali (Uisg), provenienti da oltre 80 Paesi, ricevute in udienza a conclusione della loro Assemblea plenaria. Nel testo, il Papa chiede alle superiore degli Istituti “di aprirsi alla nuova caratteristica dello Spirito, che soffia dove vuole e come vuole e che prepara le generazioni di altre culture ad assumersi la responsabilità”, considerando “l’internazionalizzazione dei loro Istituti come una buona notizia” e il “cambiamento del volto delle comunità con gioia, e non come un male necessario per la conservazione”. “Internazionalità e interculturalità non possono tornare indietro”, ha osservato il Santo Padre, per il quale “la via della vita consacrata, sia maschile che femminile, è la via dell’inserimento ecclesiale”. (clicca qui)

Migranti: missione vaticana a Lesbo. Mons. Hollerich (Comece), “sarebbe utile fare corridoi umanitari”

“Sarebbe utile fare corridoi umanitari”. Lo ha chiesto mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) dall’isola di Lesbo dove insieme al card. Konrad Krajewski e a mons. Sevastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene, ha preso parte ad una missione voluta da Papa Francesco dopo il suo viaggio nel 2016 tra i profughi. “Sarebbe importante – ha spiegato mons. Hollerich dopo aver visitato i campi di Moria e Kara Tepe – che le diverse diocesi, le Chiese in Europa, le associazioni cattoliche, le parrocchie possano organizzare – con l’aiuto della Comunità di Sant’Egidio che già li promuove – corridoi umanitari per dare a questa gente una nuova possibilità, una parte della felicità e del benessere che abbiamo tutti noi qui in Europa. E dimostrare che la Chiesa in Europa è solidale con i più poveri, che ci prendiamo cura di loro, che sono importanti per noi”. Hollerich si è soffermato anche sul ruolo del Vecchio Continente: “Non parliamo mai più di Europa cristiana se non siamo pronti ad accogliere i poveri e i migranti”. Per il presidente della Comece, “le prossime elezioni – ha aggiunto l’arcivescovo – dovranno dimostrare se siamo cristiani o no. Se abbiamo ancora un resto di cristianesimo in Europa. Non è possibile parlare di cultura cristiana, di una Europa cristiana se non siamo pronti ad accogliere chi è nel bisogno”. (clicca qui)

Vos estis lux mundi: card. DiNardo (vescovi Usa), “darà potere alla Chiesa di consegnare alla giustizia tutti i predatori”

(da New York) “Riceviamo il Motu proprio ‘Vos estis lux mundi’ come una benedizione”. Lo ha dichiarato il presidente della Conferenza episcopale americana, card. Daniel DiNardo, commentando il documento di Papa Francesco in risposta agli abusi sessuali. Il Motu proprio, per DiNardo, “darà potere alla Chiesa di consegnare alla giustizia tutti i predatori, a prescindere dal grado che detengono nella gerarchia ecclesiale”, e stabilirà un percorso e un tempo di guarigione spirituale. Il presidente dei vescovi Usa ha molto apprezzato l’istituzione di sistemi di segnalazione facilmente accessibili, l’utilizzo di standard chiari per il sostegno pastorale delle vittime e delle loro famiglie, la tempestività e l’accuratezza con cui verranno effettuate le indagini e il coinvolgimento attivo dei laici. Infine non poteva mancare il plauso allo spazio d’azione lasciato alle Conferenze episcopali nazionali che hanno molta esperienza della realtà locale e possono agirvi concretamente. Proprio questo spazio di autonomia non definito, era stato uno tra i dibattiti più accesi durante la sessione invernale della Conferenza episcopale. Il cardinale sottolinea poi la responsabilità dei vescovi, emersa in maniera lampante nel documento dove tra l’altro si spiega che le coperture dei crimini o l’abuso di autorità messo in atto per coprire reati sessuali saranno a carico dei presuli chiamati a guidare una diocesi. (clicca qui)

Comunicazione: Soro, “tutelare i profili” per “evitare discriminazioni”

(da Assisi) “I dati sensibili sono protetti per garantire non già la loro segretezza, ma la massima esplicazione in pubblico, senza per ciò esporre l’interessato alla discriminazione”. Lo ha precisato il presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, intervenuto alla seconda giornata del Convegno Cei #ComunitàConvergenti, in corso ad Assisi fino a domani. “Privacy e protezione dei dati personali sono due nomi diversi per tutelare la dignità della persona, e devono inscriversi negli algoritmi per guidarne l’intelligenza”, la tesi del relatore, secondo il quale oggi occorre “coniugare etica e tecnologia, libertà e intelligenza artificiale, all’interno della nuova geografia dei poteri disegnata dall’economia digitale, in modo da arginare lo strapotere dei giganti”. Di qui la necessità di “tutelare i profili, che sono il risultato di più dati: ciò che conta nell’economia digitale è la possibilità di ricondurre un dato non tanto e non solo a una specifica identità, quanto piuttosto ad un profilo, determinando effetti significativi e, spesso, anche potenzialmente discriminatori, in capo agli interessati”. “La tecnologia deve poter servire, non governare; integrare, senza sostituire, l’intelligenza umana”, il monito dell’esperto, secondo il quale la disciplina di protezione dati, oggetto del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali “è una delle risorse più preziose che abbiamo”. (clicca qui)

Festival volontariato: don Panizza (Com. progetto Sud), “educare i giovani alla libertà come antidoto alla pedagogia mafiosa”

“Da nord a sud la mentalità mafiosa si insinua nel modo di pensare. È la mentalità dei boss, delle donne di mafia e dei giovani in carriera nelle cosche, ma anche quella che si esprime attraverso i silenzi di quartieri e di intere città, piegate alla forza di pochi, alla continua richiesta del pizzo”. Così si è espresso Don Giacomo Panizza, presidente e fondatore della Comunità progetto Sud, intervenendo all’incontro “Volontariato e legalità”, evento di apertura della IX edizione del Festival italiano del volontariato a Lucca. “A Lamezia Terme, in Calabria, quando sono arrivato nel 1976 – ha raccontato – nonostante i continui processi, gli omicidi, le rivendicazioni personali, c’era una totale volontà collettiva di negare la presenza dell’ndrangheta. Ancora oggi poco però è cambiato. Lo dimostra il fatto che a Catanzaro e a Reggio Calabria, non esistono centri anti racket. Anzi in tutta la regione ce ne sono solo due, di cui uno proprio a Lamezia”. Il fondatore della Comunità progetto Sud ha inoltre parlato dell’importanza di educare i giovani alla libertà, come “alternativa alla pedagogia mafiosa”, affermando che “è necessario insegnare ai bambini, ai ragazzi, ad essere cittadini consapevoli, per poter vivere così a testa alta. Liberi da ogni forma di schiavitù che oggi si esplica anche attraverso la dipendenza dalle slot, dai social”. (clicca qui)

Prostituzione: Caritas Bari-Bitonto, “donne incontrate non si prostituiscono mai per scelta”

“L’amore non ha nulla a che fare con la prostituzione. Una vera sessualità si fonda sull’amore”. Lo ha scritto in una nota la Caritas di Bari-Bitonto, a seguito delle parole “sconcertanti” pronunciate nelle scorse ore dal ministro dell’Interno: “Le parole sono pietre e vanno utilizzate con cautela. Dall’esperienza quotidiana delle realtà diocesane della Caritas, in particolar modo dal lavoro dell’Ass. Micaela emerge un quadro devastante. Le donne incontrate non si prostituiscono mai per scelta, ma sono vittime di sistemi criminali che le riducono in schiavitù per soddisfare gli ‘appetiti’ di clienti italiani. L’amore non può essere acquistato ne tantomeno liberalizzato. L’amore è dono e non merce di scambio. Dignità, parità di genere e rispetto sono solo alcuni dei pilastri fondanti dell’amore tra uomo e donna”. “Diciamo un convinto ‘No’ – ha affermato don Vito Piccinonna – ad ogni forma di mercificazione degli esseri umani, in particolar modo donne e bambini. Tutta la vita e la vita di tutti, soprattutto dei più fragili, non può essere offesa da nessuno, specie da chi dovrebbe tutelarla e garantirne la tutela”. (clicca qui)

75° Csi: Bosio (presidente), “educare a essere campioni nella vita”. Ineludibile l’alleanza con la Chiesa

“Un’associazione in cammino al servizio degli altri mettendo al centro delle proprie azioni l’accoglienza e la voglia di fare del bene” per “educare i giovani ad essere campioni nella vita”. È l’identikit del Csi, tracciato dal suo presidente nazionale Vittorio Bosio in un’intervista al Sir, alla vigilia delle celebrazioni per il 75° di fondazione (Roma, 10-12 maggio). Di fronte ad uno sport spesso ferito da corruzione, violenza, doping, razzismo, quale testimonianza può offrire il Csi? “Ai miei dirigenti, allenatori, animatori, arbitri – la risposta del presidente – dico sempre che dobbiamo fare poche prediche e testimoniare con l’esempio quello che siamo. Solo con la testimonianza possiamo mostrare ai giovani la bellezza di uno sport pulito e proporre modelli buoni contro i messaggi legati ad agonismo esasperato, guadagno o successo”. Ineludibile l’alleanza con la Chiesa alla quale il Csi chiede “accompagnamento attraverso gli assistenti” e “i sacerdoti che si occupano dei ragazzi nelle parrocchie”. “Mettersi in gioco e fare educazione oggi non è facile – ha spiegato –, la sconfitta è sempre dietro l’angolo ma dobbiamo fare rete. Da solo, nessuno è in grado di elaborare un vero progetto educativo per i ragazzi. Insieme potremo ottenere anche oggi grandi risultati”. (clicca qui)

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