Festival volontariato: don Panizza (Com. progetto Sud), “educare i giovani alla libertà come antidoto alla pedagogia mafiosa”

“Da nord a sud la mentalità mafiosa si insinua nel modo di pensare. È la mentalità dei boss, delle donne di mafia e dei giovani in carriera nelle cosche, ma anche quella che si esprime attraverso i silenzi di quartieri e di intere città, piegate alla forza di pochi, alla continua richiesta del pizzo”. Così si è espresso Don Giacomo Panizza, presidente e fondatore della Comunità progetto Sud, intervenendo all’incontro “Volontariato e legalità”, evento di apertura della IX edizione del Festival italiano del volontariato a Lucca. “A Lamezia Terme, in Calabria, quando sono arrivato nel 1976 – ha raccontato – nonostante i continui processi, gli omicidi, le rivendicazioni personali, c’era una totale volontà collettiva di negare la presenza dell’ndrangheta. Ancora oggi poco però è cambiato. Lo dimostra il fatto che a Catanzaro e a Reggio Calabria, non esistono centri anti racket. Anzi in tutta la regione ce ne sono solo due, di cui uno proprio a Lamezia”. Il fondatore della Comunità progetto Sud ha inoltre parlato dell’importanza di educare i giovani alla libertà, come “alternativa alla pedagogia mafiosa”, affermando che “è necessario insegnare ai bambini, ai ragazzi, ad essere cittadini consapevoli, per poter vivere così a testa alta. Liberi da ogni forma di schiavitù che oggi si esplica anche attraverso la dipendenza dalle slot, dai social”: “Non basta infatti – ha precisato – sapere che ci sono delle cose che non funzionano, è importante capire che bisogna agire concretamente contro i delitti di mafia, così come contro l’inquinamento ambientale, i servizi che spesso non ci sono”. “Serve un’educazione quotidiana alla legalità. Una battaglia che tutti devono combattere e non solo chi, dichiaratamente, fa antimafia”, ha concluso.

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