Comunicazione: Pasta, imparare ad essere “cittadini digitali” per contrastare il “razzismo 2.0”

(da Assisi) “Non basta essere nativi digitali: bisogna imparare ad essere cittadini digitali, per contrastare il razzismo 2.0”. Ne è convinto Stefano Pasta, ricercatore Cremit presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenuto alla seconda giornata del Convegno Cei #ComunitàConvergenti, in corso ad Assisi fino a domani. “Le forme più organizzate di odio in rete sono la punta di un processo che sale via via di livello”, ha spiegato l’esperto descrivendo la “piramide dell’odio”, il cui antidoto può consistere solo nell'”affermare il valore dell’educazione”. “Il 31% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha visto messaggi d’odio”, ha reso noto Pasta: “La maggioranza li condanna, il 71% non è d’accordo ma la maggioranza afferma che non ha fatto nulla”. “Sui social network la pressione della maggioranza e il desiderio di essere popolari rende difficile uscire dai ranghi, sia on line che off line”, la tesi del relatore: nei social 2.0 dominano “la velocità, che porta ad un pensiero intuitivo e razionale; la post-verità, per cui l’autorevolezza non è data dal giornalista, ma dal ruolo delle emozioni nel rendere veritiero qualcosa; la falsa retorica dell’anonimato, quando i social si basano invece sul tracciare ed essere tracciati”. Senza contare il ruolo delle immagini e dei “meme”. Di qui la necessità di “educare alla selezione delle fonti, a cos’è la verità”, ad esempio tramite iniziative come il curriculum di educazione digitale recentemente varato dal Miur. “Le fake news e la post-verità mirano a confondere, a creare confusione, a minare la fiducia nelle fonti ufficiali”, la denuncia del relatore, secondo il quale il razzismo 2.0 si combatte “scegliendo la speranza cristiana e attivando percorsi di educazione alla cittadinanza digitale che ci aiutino a passare da come dovremmo essere trattati a come dovremmo agire”.

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