Ospitalità: p. Tierrablanca (vicario apostolico Istanbul), “condividere la preghiera con altre religioni è passo importante”

L’accoglienza non sempre è possibile. Anzi, a volte il rifiuto si presenta in maniera inaspettata. Padre Ruben Tierrablanca, vicario apostolico di Istanbul, è fra i relatori impegnati nella tavola rotonda organizzata dalla Pontificia Università Antonianum all’interno del convegno “Pensare l’ospitalità tra storia e attualità”. La testimonianza del vicario apostolico riguarda alcuni episodi di ospitalità negata. “Il primo – racconta al Sir – risale alla guerra nei Balcani. Allora la Caritas italiana chiese di tradurre alcuni foglietti di ringraziamento scritti da bambini bosniaci. Mi rivolsi a un frate croato che però si rifiutò perché disse di non poter aiutare chi aveva ucciso i loro genitori. Il secondo episodio riguarda un sacerdote armeno che diceva di avere molta difficoltà a leggere i testi sul perdono perché aveva visto il turco che aveva ucciso suo padre e non era convinto di saperlo perdonare. Sono casi estremi – riconosce -, ma ci mostrano il risultato della guerra. La guerra e la violenza creano inimicizie con cui non si riesce ad andare avanti”. “La religione aiuta ad arrivare a Dio, tramite l’accoglienza”. “Abbiamo aperto da 16 anni ad Istanbul una fraternità. Abbiamo trovato più di quanto avremmo pensato di trovare – ricorda -: buon amici musulmani, soprattutto fra i mistici sufi. Il rispetto è il primo livello, ma prima ancora, la conoscenza. Bisogna riconoscere il valore della loro religione, scoprirlo con loro e accoglierlo. E poi condividere i loro e i nostri valori, compresa la preghiera, intesa anche come preghiera insieme. È una condivisione senza mischiare, infatti non si condivide tutto, però si assiste alla loro preghiera e loro alla nostra. Per noi è un passo importante”.

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