Ospitalità: Leoni (Univ. Antonianum), “il martire aveva la capacità di colpire al cuore dei valori degli avversari”

Un ciclo di incontri per approfondire il tema dell’accoglienza vede come promotrice la Pontificia Università Antonianum di Roma. Tema da cui parte la serie di approfondimenti è la presenza dei francescani in Terra Santa a seguito del viaggio di Francesco d’Assisi e del suo incontro con il sultano Al-Malik Al-Kamil. “Pensare l’ospitalità tra storia e attualità” è il titolo della giornata di oggi, aperta dall’intervento di Juri Leoni della Pontificia Università Antonianum sugli atti dei martiri. “La letteratura sui martiri fu uno strumento di comunicazione – ha osservato -. Ma anche conflitto e fallimento del tentativo di dialogo”. “La tradizione cristiana antica ha trasmesso un ristretto numero di documenti considerati sinceri sulle persecuzioni dei primi cristiani. Molti hanno in comune la figura retorica della anfibolia che usa una parola ambigua per riferirsi a più significati. Il ricorso negli atti, lo si ritrova nelle risposte dei martiri durante i processi. In particolare nelle risposte sulle loro generalità”. “L’atteggiamento dei cristiani nei confronti del nome doveva apparire di profonda rottura con la cultura del tempo. Fra le accuse rivolte ai cristiani c’era quella di ateismo. La apologia cristiana si impegnò a confutare tale accusa. Una seconda accusa era di antropofagia”, pure questa rigettata dagli stessi martiri. “Anche la sera prima del martirio, i protomartiri trasformano la cena in una agape e nel momento per parlare agli uomini”. Le torture non erano tanto dissimili dalla prassi del tempo: “I cristiani arrestati erano sottoposti a cicli di tortura” ma il fuoco che li bruciava era poco, come ricordano i martiri, rispetto a quello del giudizio. “Dai testi – conclude – emerge che il martire aveva la capacità di colpire al cuore dei valori degli avversari”.

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