Quaresima: mons. Caiazzo (Matera), “Dio ci difende dagli indici velenosi di quanti vogliono soddisfare la propria rabbia giustizionalista”

“Non è difficile che noi uomini non accettiamo l’altro e gli puntiamo il dito contro in segno di rimprovero. Una sfida? Una minaccia? Succede un po’ a tutti, soprattutto a noi meridionali abituati a parlare anche con i gesti, gesti che a volte sono più chiari delle parole”. Lo scrive l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, nella sua meditazione per la quinta domenica di Quaresima. “A volte il tono risulta minaccioso con il sapore dell’accusa – aggiunge il presule -. Non dimenticherò mai il dolore che provai in una concelebrazione, al momento della comunione, quando il parroco, apostrofando in malo modo una donna, le impedì di fare la comunione perché non si era confessata”. L’arcivescovo ricorda che “con tono sprezzante, la mandò da me perché si confessasse”. “Dovetti consolarla e incoraggiarla e, mentre piangeva, coglievo il dolore di quel cuore ferito e umiliato davanti a centinaia di persone”. Soffermandosi sul brano proposto dal Vangelo dell’adultera, mons. Caiazzo spiega che “il Dio con noi è colui che si piega verso di noi, pronto sempre a curare le nostre ferite e a difenderci dagli indici velenosi di quanti sono desiderosi di soddisfare la propria rabbia giustizionalista”. “’Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei’. Questa semplice frase mette a nudo quanto lontano sia il mondo di Dio da quello degli uomini, soprattutto quando questi pensano di agire da Dio!”, conclude il presule.

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