Diocesi: Ferrara, riaperta dopo 7 anni la chiesa di San Benedetto danneggiata dal sisma. Mons. Perego, “sofferenza sostituita dalla gioia di oggi”

“In questa chiesa, in questa casa il cristiano non può entrare da semplice spettatore, ma soltanto come soggetto attivo: nella preghiera, nel canto, nell’ascolto e nella proclamazione della Parola, nell’offerta, nel servizio, riscoprendo così un ‘sacerdozio universale dei fedeli’, che rende pienamente partecipi di ogni atto celebrativo, seppur con un ruolo diverso dal ministero presbiterale”. Lo ha detto l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego nell’omelia della messa celebrata sabato scorso, in occasione della riapertura della chiesa di San Benedetto a Ferrara, sette anni dopo la chiusura causata dal sisma. “L’incendio prima e poi il terremoto sono ormai ‘cose passate’ da non ricordare, se non per la sofferenza che ha portato nel cuore dei fedeli, che però oggi è sostituita dalla gioia”. Consapevole che “il peccato rischierà di allontanarci da questa casa, dal Signore e rischierà anche di costruire muri di separazione tra persone diverse, giovani e adulti, uomini e donne, vicini e lontani” l’arcivescovo ha evidenziato l’importanza della “fiducia nel Signore, che conosce ogni cosa”, una fiducia che “ci riporterà in questa casa per costruire di nuovo comunione e corresponsabilità”. Due parole che “rendono dinamica la vita della casa del Signore, perché in essa si traducono nella partecipazione attiva alla vita liturgica”. L’arcivescovo ha poi considerato un “atto di responsabilità” quello di “uscire da questa casa e andare in città con il tesoro di una relazione con Dio e con gli altri: che aiuta a vincere l’individualismo e l’egoismo, a superare le distanze e a costruire nuovi legami, a valorizzare le opportunità, nel rispetto del creato, che è un dono, e del bene comune”. Infine, soffermandosi sulla “Chiesa che si riapre”, mons. Perego ha detto che “è anche un luogo per ricevere e imparare il perdono, un luogo di grazia, benedetto, dove il Signore ci raggiunge e aiuta a maturare la consapevolezza del nostro peccato, per renderci capaci di comprensione, di pazienza educativa, di perdono”.

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