Carlo Acutis: card. Bassetti, “ha scelto di non omologarsi, di non essere una delle tante ‘fotocopie’ volute dalla moda del tempo”

“Ci commuove perciò l’esperienza umana e cristiana di Carlo Acutis. Questo ragazzo intelligente e dinamico sceglie di non omologarsi, di non essere una delle tante ‘fotocopie’ volute dalla moda del tempo”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Gualtiero Bassetti, ad Assisi, ieri, in occasione della celebrazione eucaristica al Santuario della Spogliazione, dove sabato scorso è stato traslato e sepolto il corpo del giovane Servo di Dio. Prima della messa il porporato ha tenuto una catechesi a circa 300 ragazzi che poi, assieme alle autorità civili e militari, hanno partecipato alla cerimonia concelebrata dal vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino e da mons. Marcello Bartolucci, segretario della Congregazione per le cause dei Santi. “Forse, è il caso di dire che si diventa a preferenza santi quando si è giovani – ha evidenziato il cardinale -, nel senso che le scelte radicali sono proprie dell’età giovanile, quando non c’è ancora l’ingombro delle comode abitudini, il peso delle ricchezze, la paura del rischio, e il cuore sa innamorarsi delle belle realtà, dei grandi ideali, delle forti emozioni, e sa essere fedele, coraggioso, generoso”. Il pensiero si è così rivolto al venerabile Carlo Acutis. “Francesco e Carlo sono vissuti in tempi diversi, ma entrambi hanno capito l’importanza della sequela di Cristo, per cui i beni e gli allettamenti del mondo sono divenuti ‘spazzatura’, come dice san Paolo, a confronto della bellezza della vita in Cristo”. Soffermandosi sulla figura di Carlos, il cardinale ha evidenziato che “rimane per noi un segno che il Signore ha voluto inviarci per aver speranza nel futuro, nei giovani e nel loro cuore aperto alla fede”. “La sua fama è corsa veloce su quei mezzi di informazione, legati a internet, che lui conosceva bene e usava per diffondere la bellezza della fede cristiana”. Ricordando che il Papa ha citato il Servo di Dio nell’esortazione post-sinodale, il presidente della Cei ha incoraggiato i giovani presenti: “C’è bisogno della vostra testimonianza, del vostro coraggio missionario, per affrontare la ‘nuova evangelizzazione’, in una società e in una cultura contrassegnate da tecnologia, mondializzazione, flussi migratori, multiculturalità, desiderio di libertà da ogni vincolo”. “C’è bisogno di voi per riannunziare il Vangelo di Gesù Cristo con un fervore nuovo, metodi e linguaggi nuovi, e con i segni di autenticità da dare, a cominciare dal miracolo sempre suggestivo della carità”.

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