Siria: conferenza al Parlamento Ue. Arcivescovo Darwish (Libano), “se non si crea la pace, continueremo ad avere bisogno di aiuti”

(Bruxelles) “L’aiuto umanitario non può essere la soluzione, che deve essere politica” anche se “restando legati ai valori fondamentali dell’aiuto umanitario si dà un contributo alla ricostruzione della Siria”. A dirlo è stato Jean-Louis De Brower, direttore dell’ufficio della Commissione europea che si occupa degli aiuti umanitari per il Medio oriente, in un incontro avvenuto ieri sera al Parlamento europeo a Bruxelles sul “cammino verso la resilienza del popolo siriano”. Diverse le voci intervenute all’evento, in particolare delle Chiese cristiane che per la guerra hanno molto sofferto. “Se non si crea la pace, continueremo ad avere bisogno di aiuti” ha fatto eco l’arcivescovo libanese di Zahle e Forzol John Darwish, dove vivono più di un milione e mezzo di rifugiati siriani. “Occorre esortare le persone a riguadagnare la propria terra, ma lo potranno fare solo se l’Ue e la comunità internazionale si impegneranno politicamente e concretamente”. Le Chiese in realtà si stanno adoperando con programmi di sostegno al ritorno delle persone, ha raccontato l’archimandrita Moses Akassi del patriarcato greco ortodosso di Antiochia: dall’aiuto alla ricostruzione, a programmi per l’avvio lavorativo, all’educazione. “Tutti gli sforzi devono essere sostenuti dall’attività educativa”, ha sottolineato il metropolita Athanasios di Acaia, direttore dell’ufficio della Chiesa ortodossa greca presso l’Ue: è la strada per realizzare il “sogno” di costruire un contesto in cui “migliori la comprensione reciproca” e si possa “insieme portare un contributo al mondo”.

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