Eutanasia: Battimelli (Amci), “assoluta contrarietà a legalizzarla”

“Assoluta contrarietà” a legalizzare in Italia l’eutanasia: è stata espressa, ieri, da Giuseppe Battimelli, vice presidente nazionale Amci (Associazione medici cattolici italiani), nel corso dell’audizione informale alle Commissioni riunite II (Giustizia) e XII (Affari sociali) della Camera dei deputati, circa l’esame delle proposte di legge n. 2, d’iniziativa popolare, e C. 1586 Cecconi, recante “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”. In una memoria scritta, firmata anche da Vincenzo Maria Saraceni, past president dell’Amci, e inviata oggi al Sir, Battimelli evidenzia che “in entrambe le proposte di legge l’aspetto di fondo è quello di reputare ‘non vita’ e ‘priva di dignità’ quella caratterizzata ‘da malattie che non danno speranza di prognosi positive’ (come si legge nella proposta di legge N. 1586), cioè s’introduce ancora una volta, estremizzandolo e ideologizzandolo il discorso della ‘qualità della vita’, che conduce a distinguere che certe situazioni di vita debole (che certamente hanno elementi oggettivi qualitativi negativi per la grave sofferenza) non sono più degne di essere vissute, attribuendovi invece del tutto soggettivamente e arbitrariamente un giudizio di valore”.
L’altro concetto che viene evocato è quello dell’“affermazione del diritto di una morte dignitosa”: “Certamente – sottolinea Battimelli -il diritto ad una morte dignitosa deve essere assicurata a tutti (e tra l’altro è uno degli scopi della medicina) ma non certamente esso deve avvenire tramite pratiche eutanasiche, che rappresentano delle scorciatoie rispetto a pratiche di sostegno e di accompagnamento dell’ammalato terminale, anche con l’implementazione delle cure palliative e della terapia del dolore”.
Nelle due proposte di legge, inoltre, si confondono i termini di “inguaribile” e “incurabile”, “quando sappiamo – precisa Battimelli – che anche le malattie inguaribili non sono mai incurabili. Il compito della medicina è quello di curare sempre, anche se non sempre si può guarire”.
Rispetto alla previsione in una delle due leggi, oltre alle conseguenze penali e civili, anche di risarcimento del danno da parte del personale medico e sanitario “che non rispetta la volontà manifestata dai soggetti”, il vice presidente dell’Amci la considera “una manifestazione quasi intimidatoria nei confronti della classe medica che certamente ci amareggia”; inoltre, “i testi in esame su argomenti cosi decisivi e divisivi non prevedono riferimenti alla coscienza e all’obiezione di coscienza, che è una delle prerogativa e valore a cui il medico tiene più di ogni altra cosa e che rimanda ai principi di libertà e di autonomia personale del medico”.
“Il venir meno del principio dell’indisponibilità della vita, che finora è assoluto, con leggi che legalizzano trattamenti eutanasici, lede a nostro giudizio i principi di solidarietà e di giustizia verso intere categorie di persone fragili: i malati cronici, gli anziani, i disabili, i malati di mente, di cui lo Stato potrebbe negare forme di assistenza e di tutela e di fatto avvalorare forme di eutanasia sociale”, conclude Battimelli.

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