Europa: p. Spadaro (La Civiltà Cattolica), “mettere in discussione il processo europeo vuol dire evocare spettri del passato, servono scelte politiche precise da parte dei cittadini”

“Interrompere o mettere in discussione il processo europeo significa, di fatto, evocare spettri che avevamo messo a tacere”. Lo afferma padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, per il quale “la grande sfida consiste nel riconoscere che siamo nel pieno di un lungo processo di costruzione dell’Europa” che ha “i suoi iniziatori in alcuni ‘fondatori’, ma anche in tutti coloro che hanno fatto la loro parte, da cittadini, per superare le tensioni nazionaliste e totalitarie che hanno lacerato il tessuto del Continente, e delle quali i ‘sovranismi’ di oggi sono eredi”. “La costruzione della casa comune europea ha bisogno di essere il risultato di cittadini forti della loro identità culturale, responsabili della loro comunità, e allo stesso tempo consapevoli che la solidarietà con il resto dell’Europa è essenziale”, ricorda padre Spadaro in un articolo pubblicato sul numero di aprile della rivista, in uscita sabato. Secondo il direttore, “l’Europa ha bisogno ora di cittadini e non solamente di abitanti”, in quanto “unione di popoli e non soltanto di istituzioni”. “Sono i cittadini che devono poter essere messi nelle condizioni di prendere parte alle decisioni e di sentirsi protagonisti, soprattutto del miglioramento del processo europeo in atto”, osserva padre Spadaro sottolineando che “la situazione attuale richiede scelte politiche precise da parte dei cittadini europei, i quali non possono essere semplici osservatori, ma persone che hanno a cuore le sorti del nostro Continente e della pace che il processo europeo ha comunque garantito fino a oggi”.

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