Autonomia differenziata: mons. Santoro (Taranto), “sì a un sano regionalismo, no a una penalizzazione del Mezzogiorno”

Sì a un sano regionalismo, che preservi le tradizioni e le culture dei singoli territori, no ad un’autonomia delle regioni che rischia di penalizzare il Mezzogiorno. Mons. Filippo Santoro, arcivescovo della diocesi di Taranto e presidente della Commissione episcopale della Cei per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace, si esprime chiaramente sulla richiesta di mano libera dal resto del Paese di alcune realtà italiane, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, che vorrebbero più fondi in tema di scuola, sanità, istituzioni, da gestire in autonomia. “Una materia così grave deve essere affrontata innanzitutto dal Parlamento in quanto tale e quindi deve essere discussa e approfondita in tutti i suoi aspetti a livello parlamentare. Noi dobbiamo partire da alcuni punti di riferimento che riguardano il Paese nel suo insieme e poi definire le attribuzioni. Sicuramente – spiega mons. Santoro – è prezioso il contributo di un sano regionalismo, che veda, ad esempio, la rivalutazione delle tradizioni locali, però tutto deve avvenire in un’equa ridistribuzione dei fondi, soprattutto per la scuola come per la sanità, che non approfondisca il divario già esistente tra Nord e Sud, e con la massima attenzione rivolta a coloro che sono in difficoltà”. Già negli scorsi giorni l’arcivescovo si era espresso per l’unità, stavolta a nome dell’intera Commissione regionale pugliese per i problemi sociali, ricordando che, in vista delle prossime elezioni per il Parlamento europeo, l’auspicio “è quello di vedere tanti cittadini pronti ad esprimere le loro preferenze verso coloro i quali si impegneranno a far crescere il nostro caro vecchio continente. Per noi l’Europa può essere presidio essenziale di solidarietà, di pace e di progresso. L’Unione europea ha saputo garantire in questi ultimi decenni un tempo lungo di non belligeranza che oggi si corre il rischio di non valorizzare a sufficienza”.

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