Abusi: mons. Russo, “la nostra intenzione è favorire la denuncia e invitare le persone abusate a fare una denuncia”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“L’ intenzione è favorire la denuncia e invitare le persone abusate a fare la denuncia, ma ne rispetto della volontà delle persone e delle famiglie: si tratta di questioni delicate”. Interpellato dai giornalisti, nel corso della conferenza stampa di presentazione del comunicato finale del Consiglio permanente dei vescovi italiani, mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, non si è sottratto alle domande sull’obbligo di denuncia, in caso di abusi su minori commessi da membri del clero. “Tutto quello che è utile perché si arrivi all’accertamento della verità, nel rispetto delle persone, è una buona cosa”, ha dichiarato Russo, facendo presente che quella della Chiesa italiana “è una collaborazione attiva non solo con gli organi preposti alla giustizia, ma con tutti coloro, che le associazioni, che si occupano della problematica dell’abuso sui minori”. “La legge italiana non prevede l’obbligo di denuncia – ha precisato il segretario generale della Cei – ma spinti dalla necessità di andare incontro alle vittime vogliamo cercare di capire tutte le forme in cui si possa arrivare alla verità: nel rispetto delle persone abusate, si andrà incontro alle vittime”. Come è successo, del resto, anche in questo Consiglio episcopale permanente, in cui “molto toccante” è stato l’incontro dei vescovi con due vittime che quando erano minori sono state abusate da sacerdoti. “Trent’anni dopo, ancora ci hanno parlato di queste ferite”, ha raccontato Russo, sottolineando “il coraggio che hanno avuto nell’uscire dall’isolamento”. “La Chiesa vuole far uscire le vittime dal loro isolamento – ha assicurato il segretario generale della Cei – e far sì che, come comunità, non verifichino più queste situazioni”. Quanto alle linee guida della Chiesa italiana, che verranno approvate durante l’Assemblea generale di maggio, Russo ha fatto notare che “c’è grande consonanza con le linee guida della Santa Sede e con il Motu Proprio del Papa: le nostre sono anche più articolate, visto che sono 226 le diocesi che dovranno recepirle, dopo l’approvazione”. “Favorire la cultura della prevenzione”, l’impegno della Chiesa italiana in materia di abusi, dopo l’istituzione dell’apposito Servizio Nazionale, che “favorirà l’azione sinergica e sinodale della Chiesa”, ha garantito Russo, rendendo noto che sono già stati individuati i delegati delle Regioni ecclesiastiche: “Prossimamente mons. Ghizzoni, il responsabile del Servizio, li incontrerà, per la definizione delle équipe sul territorio, formate non solo da religiosi ma anche da laici e laiche esperti, che arriveranno alle diocesi e alle singole parrocchie, in modo da costituire una vera e propria rete”.

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