Primo maggio: mons. Nosiglia (Torino), “il lavoro continua a rimanere la prima vera questione sociale”

“Il lavoro continua a rimanere, anche e soprattutto per la nostra amata città, la prima vera questione sociale. Le ricerche sottolineano come Torino stia perdendo importanti posizioni competitive nello scacchiere nazionale e internazionale. Non si può però accettare con fatalismo la retorica del declino, bensì è essenziale ricostruire una visione nuova per la città che tenga conto della sua vocazione manifatturiera e industriale, capace di generare non solo un importante sviluppo economico, ma anche una storia e un’identità per tutto il territorio metropolitano”. Lo afferma l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nel messaggio diffuso in occasione della festa di san Giuseppe lavoratore che ricorre domani, 1° maggio. La riflessione di Nosiglia si articola nella proposta di tre “piste di lavoro”. “L’impresa come nuova forma di solidarietà e possibilità di creazione della ricchezza, intesa non solo in termini monetari, riscoprendo la via inedita dell’economia civile”, la prima suggestione dell’arcivescovo, che individua questa strada come “uno strumento fecondo per realizzare non solo profitti ma anche quelle solidarietà che sono il migliore antidoto all’individualismo e al culto del denaro fine a se stessi”. Nosiglia invita poi ad “abitare i luoghi della rappresentanza innovando le prassi partecipative e l’inclusione degli emarginati. Per creare ricchezza e distribuirla equamente serve ricostruire il senso della partecipazione e della responsabilità”. Infine, l’arcivescovo si sofferma sull’“educazione dei giovani al lavoro e il ruolo strategico della formazione, consapevoli dell’urgenza di restituire valore al lavoro e al tempo del lavoro”. “La difficoltà di entrare in maniera organica nel mondo del lavoro – sottolinea – rappresenta una grave perdita sociale ed economica perché i giovani rappresentano in sé innovazione, creatività, voglia di spendersi. Ad essi vanno dati spazi dove potersi sperimentare e crescere”.
“Da decenni – conclude mons. Nosiglia – la Chiesa di Torino è impegnata in tanti progetti che accompagnano le persone (soprattutto coloro che fanno più fatica) nel mondo del lavoro. Abbiamo però bisogno di formare laici adulti che con coerenza, coraggio e sostegno provino a testimoniare laicamente nel mondo del lavoro il Vangelo della speranza”.

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