Primo maggio: Borzì (Acli Roma), “urgente dunque rimettere il lavoro dignitoso al centro, soprattutto per i più giovani”

“Oggi la vita dei lavoratori, in particolare di quelli giovani, è appesa a un filo, perché il lavoro manca e quando c’è è spesso precario, in nero, mercificato, con basse tutele e bassi salari. Una cattiva occupazione che non dà né diritti di cittadinanza né stabilità privando di fatto della possibilità di pianificare progetti a lungo termine, come fare famiglia”. È quanto afferma alla vigilia del° 1 maggio Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma e provincia, promotrici, in occasione della Festa dei lavoratori, di una cartolina dal claim “Il lavoro dignitoso non ti lascia appeso a un filo”.
“I giovani – prosegue Borzì – sono sempre più in bilico e con il peso sulle spalle di un debito che non hanno certo creato loro. Ma equilibriste sono anche le mamme lavoratrici che non trovano aiuti per la conciliazione. O i papà che a 40 anni suonati non hanno un contratto a tempo indeterminato e per il finanziamento della macchina nuova devono chiedere alla suocera di fare da garante. E dal funambolico filo, il baratro è ancor più vicino per chi il lavoro lo perde, specie per gli over 50 per i quali la pensione è un miraggio sempre più lontano”.
Per la presidente delle Acli di Roma e provincia, “è urgente dunque rimettere il lavoro dignitoso al centro attraverso una grande alleanza, per non lasciare appeso a un filo nessun lavoratore”. In questa direzione va il cantiere “Generiamo lavORO”, promosso dalle Acli e dalla diocesi di Roma, in rete con importanti associazioni che si riconoscono nei valori della Dottrina sociale della Chiesa.

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