Pastorale giovanile: fr. Alois (Taizé), “non avere fretta di proporre le nostre idee ai giovani ma cercare di scoprire i loro doni perché si manifestino”

“Cosa possiamo fare nel concreto? Come rinnovare completamente la nostra pastorale? Per cominciare, mi sembra che siamo chiamati ad agire come Gesù stesso: riunendo un gruppo di giovani, prima ancora di animare delle delle attività, iniziamo ad amarli con l’amore di Cristo. Ascoltiamoli, parliamogli dell’amore di Gesù, invitiamoli ad essere portatori del suo amore andando verso le persone che soffrono: senza tetto, anziani, migranti. Senza troppa fretta di proporgli le nostre idee, cerchiamo di scoprire i loro doni perché si manifestino, attraverso un impegno concreto per gli altri, una pratica artistica o le diverse forme di studio”. A partire dalla propria esperienza maturata a Taizé e alla luce dell’esortazione apostolica “Christus vivit”, il priore frère Alois ha guidato la riflessione dei partecipanti al 16° convegno nazionale di Pastorale giovanile in corso a Terrasini (PA) e dedicato al tema “Dare casa al futuro”. Presentandolo, don Michele Falabretti, responsabile del servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana, ha sottolineato che proprio a lui si è ispirato l’ufficio nello scegliere il sottotitolo dell’evento. “L’espressione ‘contiene parole coraggiose’ – ha detto – è stato il suo commento a caldo al documento finale del Sinodo. Come potevamo non fermarci su queste e a cercare di comprenderle?”. Così, aprendo la seconda giornata di lavori, è stata affidata al priore di Taizé la presentazione delle “parole coraggiose” contenute nell’esortazione apostolica. “E ne contiene non poche! Papa Francesco, del resto – ha detto frère Alois – ha il coraggio di aprire dei cammini che ci fanno riflettere, che smuovono i nostri atteggiamenti pastorali e durante il sinodo ha anche messo in pratica diversi gesti coraggiosi, come quello di richiedere la presenza di giovani delegati e la presenza attiva di rappresentanti delle altre chiese cristiane. Il Sinodo si è interrogato sui giovani, ma ancor più sulla Chiesa, in particolare a partire da una domanda: com’è essere più accoglienti verso i giovani?”.

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