Guadalupe Ortiz de Landázuri: Vasallo (Comitato beatificazione), “ha vissuto una normalità piena di Dio”

Nelle sue lettere al fondatore dell’Opus Dei, Guadalupe Ortiz de Landázuri riconosceva i propri limiti: “Sono un disastro, ma eccomi egualmente”. A delineare i tratti della venerabile spagnola che sarà beatificata il prossimo 18 maggio a Madrid è Carla Vasallo (Comitato internazionale per la beatificazione di Guadalupe Ortiz de Landázuri), nella terza e ultima parte della giornata di riflessione sulla santità laicale in corso questa sera a Roma, presso la Pontificia Università della Santa Croce. Guadalupe Ortiz de Landázuri, di professione chimica, ha svolto un ampio apostolato in Messico e negli altri luoghi dove ha vissuto, ha risieduto a Roma dal 1956 al 1957 ed è la prima fedele laica dell’Opus Dei ad essere innalzata agli altari. “I santi si caratterizzano per la gioia che esprimono e Guadalupe non fa eccezione”, dice Vasallo. “Ma cosa ha fatto di speciale per esser beatificata?”, si chiede. La sua vita è stata apparentemente normale, pur essendo una donna con molti talenti. “Ciò che importa è rispondere alla chiamata di Dio, pur nella normalità, quello che lei ha fatto in una normalità piena di Dio”. Fu tra le prime donne a chiedere a 27 anni di entrare come numeraria nell’Opus Dei. Il fondatore la mandò in Messico e solo a 43 anni riprese gli studi di dottorato in chimica. “Per molte persone l’incontro con Dio è iniziato dall’incontro con Guadalupe”, conclude Vasallo. Gema Bellido presenta il progetto digitale della beatificazione, tra cui un video, una App per smartphone in inglese e spagnolo, e una mostra che ripercorre le tappe più importanti della sua vita. Juan Narbona (web editor) presenta il sito guadalupeortizadelandazuri.org. Rosalinda Corbi, coordinatrice internazionale dell’Ong Harambee Africa International, presenta il progetto Guadalupe Ortiz de Landázuri attraverso il quale verranno concesse nei prossimi dieci anni un totale di cento borse di ricerca per ricercatori africani residenti in Africa, in memoria della nuova beata. Il grazie finale di Luis Navarro, rettore dell’Ateneo: “Questi fratelli sono per noi il suono di una campana che ci chiama e fa risuonare in noi il desiderio di diventare santi”.

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