Siria: p. Alsabagh (Aleppo), “4 milioni di bambini non hanno visto altro se non la guerra”

“La crisi in Siria non è ancora finita; diciamo piuttosto che è appena iniziata”. Ad affermarlo padre Ibrahim Alsabagh, parroco della chiesa di San Francesco ad Aleppo, parlando con Ats, Associazione pro Terra Sancta, ong della Custodia di Terra Santa. Entrato nel suo nono anno di guerra, nel Paese non si sente più parlare di violenti combattimenti, di bombe e di distruzione massiva, anche se si combatte ancora in alcune aree di Aleppo e il futuro di Idlib, dove si è concentrata l’ultima resistenza jihadista, è incerto. Qui padre Hanna Jallouf e padre Luai Bsharat, ultimi due religiosi rimasti nell’area a servizio delle comunità dei villaggi di Knayeh e Yacoubie, vivono come “pecore in mezzo ai lupi”. “Anche se i missili – dice padre Alsabagh – hanno smesso di cadere su Aleppo, sappiamo per certo che l’emigrazione continua ancora. La ragione principale, più forte di tutte le circostanze terribili in cui verte il Paese, è il sentimento di insicurezza nei cuori feriti”. Un’insicurezza nei rapporti con l’altro e paura che colpisce soprattutto i giovani. Quelli rimasti, perché generazioni intere di ragazzi sono fuggiti dal Paese o sono morti combattendo e per questo, rivela il francescano, “il rapporto tra ragazzi e ragazze è di 1 a 12, i matrimoni sono drasticamente diminuiti e chi vorrebbe sposarsi non può farlo perché vive sotto la soglia di povertà, non ha modo di procurarsi cibo e medicinali, non ha una casa e non trova lavoro”. Il parroco esorta, inoltre, a “non ignorare gli almeno 4 milioni di bambini tra 0 e 9 anni, che non hanno visto altro se non la guerra; di questi almeno 2.000 solo ad Aleppo vivono abbandonati tra le macerie senza né padre né madre, isolati dalla comunità perché considerati figli del peccato. Tutti loro sono cresciuti feriti profondamente nel cuore, senza desideri o sogni. Non parlano, non ridono, non giocano: sono affetti da depressione infantile, sono distratti a scuola, scontrosi, chiusi in se stessi dentro una realtà distorta fatta di violenza e terrore. E in una quotidianità dove anche i rapporti tra gli adulti sono determinati dall’incertezza, soffocano, hanno tendenze suicide e sono violenti con gli altri”. “Ci vorrebbe un dottore dell’anima – dice ancora padre Ibrahim –, un dottore che possa accompagnare i piccoli come i grandi, in un cammino di ripresa psicologica. Ma a Homs, città fantasma, ad Aleppo, composta al 70% dalle macerie, o ancora a Damasco, circondata da fabbriche e showroom sepolti dalla sabbia, così come nel resto della Siria, di dottori così non ce ne sono più”. Da qui l’appello di Ats per aiutare i francescani della Custodia di Terra Santa e il popolo siriano. Diversi i campi dove è possibile aiutare: nelle comunità di Knayeh e Yacoubieh, a Damasco nella distribuzione di medicinali, in ospedale, nelle attività con i bambini e ragazzi, ad Aleppo nella distribuzione di pacchi alimentari, medicine, beni di prima necessità, nella ricostruzione di case e nel sostegno al Franciscan Care Centre dove circa 250 bambini ricevono il sostegno psicologico e svolgono attività di gioco e studio. Per donare con carta di credito o paypal oppure bonifico bancario: Associazione pro Terra Sancta, Banca Popolare Etica, Iban: IT56R0501812101000014400444; causale: NL1901; Conto corrente postale n. 1012244214 intestato a Associazione pro Terra Sancta.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa