Rivolta contro i rom a Torre Maura: Stasolla (Articolo 21), “è il fallimento del piano del Comune”

“A Torre Maura il Comune di Roma, con nonchalance, aveva scelto di praticare il modello dei ‘centri di raccolta rom’, quello smantellato da Mafia Capitale. Con una mano (e soldi europei) chiudere i campi (o almeno tentare di farlo), con l’altra aprire costosissimi campi di nuova generazione (con fondi comunali) denominati ‘centri di raccolta rom’. Ha fallito. Perché è un sistema che viola i diritti umani, è costoso (più di 2.000 euro mensili a famiglia), la popolazione non lo accetta”. E’ questo il commento di Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, a proposito dalla violenta protesta di ieri di alcuni residenti romani del quartiere Torre di Maura, contro il centro di accoglienza in via dei Codirossoni, dove avrebbero dovuto essere accolte 70 persone rom (tra cui 33 bambini e 22 donne). Dopo la rivolta la sindaca Virginia Raggi ha deciso di trasferire le persone altrove. A suo parere la genesi dell’evento e le reali responsabilità sono da attribuire al Piano rom del Comune di Roma, presentato come il “Piano della svolta”, “il capolavoro da applausi”, il “modello che l’Europa avrebbe fatto suo”,  afferma sulla sua pagina Facebook: “Fallimento su tutti i fronti e tanto, tanto coraggio a non riconoscerlo”. “Probabilmente la popolazione di Torre Maura, ma anche quella di Roma, non è razzista e non è neanche stufa dei rom – precisa -. È stanca dei campi rom o dei centri di raccolta rom, come vogliamo chiamarli. Ma anzitutto non ce la fa più di promesse non mantenute e di amministratori che, sulla questione rom altro non fanno che ripetere gli stessi errori del passato”.

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