Famiglia: mons. Paglia (Istituto Giovanni Paolo II), “va aiutata a uscire con gioia da se stessa, per mettersi in uno ‘stato di missione’”

“La Chiesa ha sulle spalle la responsabilità di mostrare al mondo che il legame stabile e procreativo tra uomo e donna sta effettivamente creando comunità umane all’altezza dell’umano”. Lo ha affermato il gran cancelliere del Pontificio Istituto teologico Giovanni Paolo II, mons. Vincenzo Paglia, a Beirut, in Libano, al convegno dell’Università la Sagesse – Centro associato all’Istituto in Libano su “Le crisi attuali e le risposte accademiche delle diverse discipline universitarie”. Parlando de “La famiglia tra sfide culturali e istituzioni pastorali” anche alla luce dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, mons. Paglia ha rilevato che “è decisivo contrastare la deriva di un adattamento della Chiesa all’ideologia moderna della società dell’individuo”. “La risposta – ha ammonito – è affidata a una nuova primavera delle famiglie cristiane, sia quelle che godono di buona salute sia quelle che sono ferite, aiutate e preparate a uscire con gioia da ogni confine che le può chiudere in se stesse, per mettersi, possiamo dire, in uno ‘stato di missione’, cioè nell’atteggiamento di condividere i propri beni sotto il segno della fede”. Per il vescovo, “il rapporto delle famiglie con la comunità ecclesiale – anche se rimane troppo fragile – è decisivo”. “Penso che la svolta sia proprio qui”, ha spiegato, aggiungendo che “nella odierna frammentazione umana, un nuovo impulso deve essere dato alla dimensione ecclesiale. Solo le comunità e le famiglie vive e vitali possono mantenere questo ‘grande mistero’ in relazione a ‘a Cristo e alla Chiesa’ di cui parla l’apostolo Paolo (Ef 5,32)”. Per mons. Paglia, “è necessario ispirare in senso familiare l’intera vita della Chiesa in modo che sia ogni volta più ‘Famiglia di Dio’ e fermento che aiuti l’umanità ad essere una ‘famiglia di popoli’”.

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