Case-famiglia: rete “5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti”, no ad attacchi inutili, ma “rafforzare il sistema di tutela già esistente”

“Investiamo sulla prevenzione, sul sostegno alla genitorialità più fragile, sul sostegno ai servizi sociali territoriali e alle Procure della Repubblica per renderli più efficienti, sul supporto all’autonomia dei giovani neomaggiorenni in uscita da percorsi di accoglienza perché non si vanifichi il lavoro svolto quando erano minorenni. Impegniamoci tutti insieme per il bene di quei bambini e ai ragazzi che chiedono di poter essere tutelati e garantiti nei loro diritti”. È la proposta della rete “5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti” – costituita da Agevolando, Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia (Cismai), Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), Coordinamento nazionale comunità per minori (Cncm), Progetto Famiglia e Sos Villaggi dei Bambini -, in risposta alla proposta di legge depositata dalla Lega per istituire una Commissione d’inchiesta sulle case-famiglia e velocizzare le adozioni nazionali e internazionali. La rete, che rappresenta centinaia di strutture d’accoglienza in Italia e migliaia di ragazzi e ragazze cresciuti in un contesto di accoglienza diverso dalla famiglia d’origine, esprime “preoccupazione per una proposta che sembra voler attaccare un intero sistema, semplificando la realtà di un fenomeno molto complesso”: “Spiace davvero, ancora una volta, trovarci a rispondere ad accuse che lanciano messaggi fuorvianti e non offrono un quadro corretto della realtà”. Infatti, “parlare di bambini e ragazzi ‘in ostaggio’ delle case-famiglia e di ‘business’ non aiuta a fotografare la situazione reale del Paese e non è rispettoso di bambini, adolescenti e famiglie che – insieme agli operatori e ai servizi sociali competenti – stanno compiendo un faticoso ma necessario percorso all’interno di un sistema che deve essere sostenuto, non affossato”. Per “5buoneragioni per accogliere i bambini che vanno protetti”, “gli strumenti di controllo e i luoghi di monitoraggio, confronto e implementazione esistono già, vanno solo rafforzati e fatti funzionare, e soprattutto bisognerebbe agire molto di più in un’ottica di prevenzione, piuttosto che riparativa, pensando anche a tutte le forme di disagio e violenza che ad oggi rimangono sommerse”.

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